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Nuove collane interattive composte da volumi snelli e non troppo lunghi. Secondo voi quale tematica, fantasy a parte, potrebbe funzionare per un tipo di pubblicazione simile?

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Recensione

Tunnel & Troll 5: La cieca sorte - La trappola mortale
Edizione Mondadori 1989
autore/i Ken St. Andre
Recensore artyom

Le avventure in solitario basate sul gioco di ruolo di Tunnel & Troll sono famose per il regolamento molto articolato, per i suoi dungeon pieni di pericoli di ogni genere e per le “secchiate” di dadi che si arrivano a tirare man mano che procede l’esplorazione a seguito dell’evoluzione del personaggio. Proprio questa componente casuale così marcata rende la collana amatissima da parte di alcuni e invisa per altri appassionati, che preferiscono una progressione meno dipendente dal caso.
Entriamo nel dettaglio delle due avventure contenute in questo libro, che più di altre nella serie risentono, la prima fin dal titolo, di tale massiccio influsso del fato.

Ne “La Cieca Sorte” la città di Kazan non ha nessuna pietà per i criminali che, quando non vengono uccisi, devono affrontare il sotterraneo chiamato appunto della  “Cieca Sorte”. Il nome è dovuto al fatto che ben pochi sono stati capaci di uscirne vivi. E non importa quale sia stato il tuo crimine! L’unica cosa che conta è che adesso sarai tu, nudo e disarmato, a dover cercare di sopravvivere ai terrificanti pericoli nascosti nei meandri di questo dungeon.

Dovrai cercare di costruirti un’arma di fortuna con quello che troverai e per uscirne vivo affronterai non solo mostri spaventosi ma anche… meravigliose e sensuali ragazze! Il bello di questo sotterraneo è che si possono trovare tantissimi oggetti magici tutti particolareggiati e anche molto potenti che possono diventare davvero utili mentre cercherai di farti strada verso l’uscita… se mai ci arriverai! Se si dovesse riuscire a sopravvivere però il tesoro accumulato e i manufatti reperiti potranno essere molto utili in ottica di potenziamento ed evoluzione del personaggio.

Ne “La Trappola Mortale”, Umslopagaas dai denti lucenti ti guiderà in un sotterraneo che in verità è una sorta di piccolo universo in miniatura composto da tante piccole avventure. Sarai tu che, armato della tua spada, deciderai quante di queste avventure vorrai affrontare facendo così il giro della “Rana”, oppure per i guerrieri più impavidi che decideranno di affrontarle tutte, il giro del “Leone”. Dovrai affrontare mostri terribili, maghi, commercianti bizzarri… i pericoli sono grandi ma i tesori nascosti sicuramente non sono da meno.

Una seconda avventura strutturata in modo simile alla prima, con l'elemento casuale a farla da padrone anche nella scelta dei percorsi, molti avversari ostici da affrontare e molte trappole da evitare. Anche in questo caso però uscire vivi dal dungeon garantirà un sensibile guadagno sia dal punto di vista economico-oggettistico, che da quello dell'esperienza accumulata.

Longevità 5: 

Ci sono tante death end ma anche tanti tiri sugli attributi che possono portare ad una morte repentina. Una situazione potenzialmente frustrante che potrebbe portare ad alcune defezioni premature e al sopraggiungere di un briciolo di noia.

Difficoltà 6: 

Non serve sempre la forza bruta per uscire da una situazione, a volte anche il dialogo aiuta. L'approccio non necessariamente guerrafondaio è implementato bene e offre la possibilità anche agli avventurieri meno potenti di avere qualche speranza di farla franca. Certo è che le molte possibili morti premature complicano un po' il tutto.

Giocabilità 9: 

Due avventure molto brevi con tante scelte per ogni situazione. Il regolamento è molto ben sfruttato, e si riesce ad usare spesso la magia per trarsi d'impaccio. Ottime anche le possibilità di interazione con i personaggi e la varietà oggettistica contemplata, davvero encomiabile.

Chicca: 

/

Totale 7: 

Due avventure brevi ben costruite e sostanzialmente più che discrete. I tiri di dado per superare una determinata situazione o per testare un attributo sono però davvero tanti e basta un lancio sfortunato per dover ricominciare da capo: è il maggiore difetto dell'opera e rovina parzialmente quello che altrimenti sarebbe potuto essere un piccolo gioiello.