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Nuove collane interattive composte da volumi snelli e non troppo lunghi. Secondo voi quale tematica, fantasy a parte, potrebbe funzionare per un tipo di pubblicazione simile?

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Recensione

Hellas Heroes 1: Le Fatiche di Autolico
Edizione Librarsi Edizioni 2018
autore/i Francesco Di Lazzaro,Mauro Longo
Recensore Dragan

Ambientazione: Grecia antica. Protagonista: simpatica canaglia con ascendente eroe. Missione: una serie di imprese gargantuesche. Non 12 come quelle di Ercole, ma a sufficienza per placare l’ira di una coppia di dei da non sottovalutare e per condurre un’articolata, approfondita e, noblesse oblige, interattiva esplorazione dei miti preomerici.

Tutto questo è “Le fatiche di Autolico”, realizzato dalla premiata ditta Mauro Longo, ormai un veterano del settore con molte opere alle spalle, e Francesco Di Lazzaro, fondatore e anima di Librogame’s Land e all’esordio come scrittore “serio”, fatte salve le licenziose pagine della serie Squilibrio, e un ormai antichissimo racconto gioco scritto in team con Andrea Angiolino e Domenico Di Giorgio. Primo volume di un’annunciata trilogia sotto l’emergente marchio di Edizioni Librarsi, editori, tra l’altro, di Terre Leggendarie e Bloodsword.

Quello di Autolico è un librogame moderno, nella misura in cui offre a chi lo gioca un “motore” di azione complesso, ma che non rallenta né complica l’esperienza di lettura, e una trama avvincente da dipanare. Le contaminazioni sono moltissime, così come le citazioni.

Rimanendo a un livello elementare di analisi, senza spoilerare, chi si aspetta un reboot o un remake della serie edita da EL Grecia Antica lo ritroverà solo a metà: alcune dinamiche sono indiscutibilmente mutuate, alcuni toni e suggestioni anche, ma non l’atmosfera greve, degna di un’epica “seria”, che era presente nei lavori di Butterfield, Honigmann e Parker.

Qualche altra inflessione di librogame tra i più noti si potrebbe ricercare perfino nel volume unico Simbad: anche se l’ambientazione e i tratti del protagonista sono molto diversi, un certo approccio canzonatorio alla vita, alle sue opportunità e sfide e al rapporto con esseri divini più potenti riporta, con un po’ di fantasia, Autolico dalle parti dell’opera di Headline, Gordon e Pagel.

Ma non si interpreti male, questo protagonista non è un gigione né un clown e i toni con cui si affrontano passaggi che possono diventare anche molto seri sono ironici, sardonici, ma non comici.

Venendo alla trama, una situazione equivoca, dagli sviluppi mutevoli, genera la citata ira divina. Autolico ha una dea contro e un dio a favore, illustre parente, e può scegliere solo tra la morte e le proverbiali fatiche. Spostandosi su una mappa dovrà raggiungere le varie tappe e assicurarsi di centrare di volta in volta gli obiettivi richiesti, fino al rendez-vous finale, che lo porterà in lidi ancor più misteriosi e altrettanto connotati di leggenda.

I capitoli sono giocabili in qualsiasi ordine, a patto di riuscire nel compito. Spostamento “a mappa” in alcuni, percorso “lineare” in altri, per accontentare salomonicamente i gusti di tutti i librogamer. Gestione oggetti à la Dever, semplificazione del combattimento che, invece di agire su punteggi numerici, provoca uno slittamento di quattro stati dalla salute alla morte.

Il nume tutelare può salvare dai guai o dall’Ade, una e una sola volta; molto più frequente e utile sarà, invece, l’arrivo evocato di figure femminili pure mitologiche che il buon Autolico ha sedotto (e rigorosamente abbandonato) nella sua libertina carriera precedente. Insomma, ce n’è per tutti i gusti.

Longevità 8: 

Pur composta di varie tappe la storia presenta un inizio e una fine, o meglio un finale aperto, ben precisi, ma varrà la pena rigiocarla più di una volta per impadronirsi di artefatti non trovati, esplorare pieghe impreviste o assecondare più o meno le proprie proverbiali premonizioni...

Difficoltà 8: 

L’esperienza degli autori emerge soprattutto nel sistema di gioco, che è ben tarato per non lasciare scontenti né gli amanti delle avventure interattive, né i meticolosi appassionati di giochi di ruolo. Una giusta via di mezzo è stata centrata anche nelle sfide che l’avventura presenterà.

Giocabilità 8.5: 

Vedi sopra. La sintesi della complessità dell’ingegneria del libro e della facilità di fruizione lo renderanno sommamente giocabile e, come conseguenza più immediata, eccezionalmente longevo.

Chicca: 

C’è un sottotesto che gravita sull’intera missione e non si può non comprendere con un po’ di colpo d’occhio. Esplorando, ascoltando, subodorando, attraverso questa trama nascosta si può portare l’avventura a uno sviluppo imprevedibile e una conclusione molto più appagante del finale canonico! Gli autori, tuttavia, sono stati perfidi e l’hanno nascosta bene. Bisognerà leggere tutto con accortezza e giocare un po’ con le regole... Basta così, di più è spoiler!

Totale 8.5: 

Un librogame senza pecche evidenti, con molteplici punti di eccellenza, divertente e non banale, che non sfigurerebbe certo in una sfida ai grandi classici del genere.