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Recensione

Librigame MS : Un Giorno da Cana
Edizione MS Edizioni 2020
autore/i Christian Giove,Stefano Tartarotti
Recensore Prodo

Quel pomeriggio di un giorno da Cana


Fumetti-game, un sotto-genere interattivo che non ha mai suscitato particolare attenzione da parte delle case editrici, pur avendo alle spalle solidi antesignani e alcune produzioni di assoluto valore, a cominciare dalle storiche avventure a bivi che molti di noi hanno letto, ancora ragazzini, su Topolino.

Il connubio tavole/testi/interattività, però, ha avuto negli ultimi anni un ritorno di fiamma, come del resto è accaduto per tutto il settore librogame, e sono stati prodotti alcuni volumi veramente interessanti. Nella scia di questi si pone Un Giorno da Cana, produzione di MS Edizioni che già a colpo d’occhio si presenta veramente benissimo. Volume a copertina rigida e completamente a colori, carta di spessore, composizioni grafiche e cromatiche azzeccatissime: insomma un piacere anche da sfogliare oltre che da osservare.

La protagonista del racconto interattivo è la cana, una simpatica cagnolina di nome Lucy che è diventata personaggio fisso di tante tavole realizzate dal creatore, Stefano Tartarotti, disegnatore dal tratto morbido e dallo spiccato senso comico che potete leggere con facilità anche in rete (gestisce da anni un suo storico blog, https://tartarotti.wordpress.com/).

Per l’occasione è stato affiancato, ai testi e al game design, da Christian Giove, vecchia conoscenza della scena ludica italiana, autore di giochi e collaboratore di molte delle case editrici del settore.
La sinergia si nota fin dalle prime battute: lo stile spumeggiante e brioso di Tartarotti resta intatto mentre, saltando di tavola in tavola, seguiamo le vicende di Lucy, che ogni giorno “scappa” di casa nelle ore di lavoro del suo padrone e si aggira per le campagne circostanti in cerca di avventure, attorniata da qualche umano, da luoghi misteriosi e interessanti, creature improbabili, alieni, fantasmi e un’ampia pletora di animali di ogni tipo che a volte supporteranno, altre volte cercheranno di ostacolare, il nostro alter ego canino.

Insomma, lo spirito del fumetto e tutta l’immediatezza tipica di questa modalità espressiva si respirano in pieno; ma, in questo caso, e a differenza di quello che accade in altri esperimenti del genere, anche il comparto strutturale e le trovate di gioco sono raffinate e divertenti. Non ci limiteremo in pratica a leggere la storia imboccando di tanto in tanto qualche bivio, ma dovremo anche risolvere alcuni enigmi, superare delle prove, cimentarci in divertenti giochi e addirittura amministrare degli oggetti. Siamo cani e non possiamo chiaramente portarli con noi in una sacca o uno zaino, ma possiamo sotterrarli in giardino e utilizzarli ogni qual volta ce ne sarà necessità. Una trovata raffinata, che aumenta anche le componenti tattiche e strategiche dell’opera: infatti una volta scovato qualcosa di interessante, possiamo conservarlo e utilizzarlo anche in occasione delle run successive. Per conquistare alcuni degli epiloghi migliori sarà imprescindibile impiegare al momento giusto un determinato oggetto: diventa quindi fondamentale gestire accortamente i nostri spostamenti in modo da evitare di rimanere bloccati (sebbene non accada mai realmente di non poter andare avanti, nella peggiore delle ipotesi raggiungeremo un epilogo dove la cana ci farà notare che ci siamo dimenticati qualcosa lungo la strada).

La gestione degli snodi è presentata in modo semplice, ma funzionale: esistono fondamentalmente quattro grandi avventure che si dipanano lungo altrettanti percorsi principali. Per imboccarli dovremo fare scelte corrette in punti chiave della narrazione, mentre gli altri bivi che incontreremo sono più che altro di contorno. A volte ci conducono per percorsi sbagliati, ma non punitivi, nel senso che sarà possibile tornare indietro e optare per una differente evoluzione, in altri casi invece le deviazioni ci consentiranno di scovare uno degli oggetti sotterrabili o acquisire qualche informazione importante (spesso fondamentale per sbloccare uno degli epiloghi vincenti). Solo raramente incapperemo in una sorta di istant death: in linea con l’approccio leggero dell’opera, però, in queste occasioni Lucy si limiterà a tornare a casa con la sensazione di essersi persa il meglio (e timorosa che il padrone, da lei chiamato affettuosamente “Il Pelato”, possa accorgersi delle sue scappatelle).

Il tomo è arricchito da alcuni elementi accessori molto gradevoli: al già citato “giardino delle buche”, ottimo escamotage per gestire caninamente l’inventario, si aggiunge la sfida delle upupe (nel volume sono nascosti 16 disegni di questi simpatici volatili, una volta scovatili tutti e segnati i paragrafi dove si celano, sarà possibile avere un premio collegandosi al sito di MS Edizioni) e il divano di Lucy, dove la nostra dorme saporitamente al termine delle sue avventure e sogna gli incontri fatti durante la giornata (in pratica è un disegno di riepilogo dove possiamo appuntare gli obiettivi del libro raggiunti).

Tutto questo è ottimamente disegnato da un Tartarotti particolarmente ispirato, che riesce a rendere al meglio anche quando si cimenta con tavole secondarie, non fondamentali per il completamento dell’avventura. Anzi, va sottolineato come alcune delle scenette più divertenti e delle battute maggiormente spiritose saltino fuori proprio quando facciamo qualcosa di poco sensato e imbocchiamo una delle diramazioni “perdenti”. Un plauso anche alla gestione dei colori, inseriti con tavoletta grafica e photoshop: riposanti, dai toni pastello, esaltano il tratto dell’autore e lo arricchiscono. Mi è capitato di vedere alcune delle tavole in bianco e nero e, sebbene ben realizzate, l’effetto era meno impressionante rispetto alle controparti variopinte.

Lati negativi: sono pochi e di scarso impatto complessivo, ma almeno un paio mi sento di citarli. L’inventario talvolta non è sfruttato a dovere: mi è capitato di scovare un oggetto dopo lunghe peripezie e, al momento di utilizzarlo in un’altra diramazione della storia, accorgermi che il suo impiego non mi consentiva di raggiungere l’epilogo vincente (che invece era conquistabile facendo un’altra scelta più semplice e immediata). Mi è sembrato un errore, credo che evoluzioni sbloccabili superando prove esplorative complesse dovrebbero essere maggiormente premianti. Va aggiunto poi che alcuni dei manufatti recuperabili non hanno un vero e proprio impiego e anche questo stona leggermente.

Altro piccolo fastidio, in questo caso estremamente soggettivo: alcuni dei passaggi del libro si risolvono in una o due tavole adiacenti. Quando questo accade molte volte consecutivamente ci troviamo a sfogliare freneticamente il tomo avanti e indietro per proseguire con la lettura, situazione che alla lunga finisce per essere un po’ faticosa, considerando anche che il volume è abbastanza pesante (conseguenza degli ottimi materiali impiegati e della copertina rigida).

I difetti però si esauriscono qui, minando davvero poco la qualità complessiva, molto elevata, del prodotto: francamente nelle mie precedenti esperienze con i fumetti-game raramente mi sono trovato di fronte a un’opera che riusciva a racchiudere in maniera così ben bilanciata immediatezza, divertimento, un altissimo livello dei testi e dei disegni nonché elementi ludici e di sfida logica mai banali, sebbene non eccessivi o frustranti.
Un giorno da Cana, in attesa di prossime uscite di genere analogo già annunciate, diventa il punto di riferimento del settore per quanto riguarda i fumetti-game. Un titolo che mi sento di consigliare tanto agli appassionati, quanto a chi vuole accostarsi per la prima volta al mondo interattivo e desidera magari cominciare con qualcosa di non troppo complesso, ma allo stesso tempo nemmeno semplicistico.

Longevità 7.5: 

Se ci si limita a completare una diramazione senza approfondire troppo, accontentandosi di un epilogo qualsiasi, magari di uno di quelli negativi (molti dei quali divertenti) il volume può essere “finito” in qualche decina di minuti. Se si vuole però esplorare la storia in ogni sua evoluzione saranno necessarie diverse riletture e qualche ora di immersione, una durata superiore a quella della maggior parte dei fumetti-game.

Difficoltà 7.5: 

Ben dosata considerando il genere. Non è trascendentale, e in linea con la tipologia di prodotto non ci saranno mai situazioni insuperabili. Però alcune delle prove e degli enigmi proposti sono stimolanti, e tutt’altro che banali: il livello di sfida risulta pertanto adeguato.

Giocabilità 8.5: 

All’ottimo comparto grafico e narrativo si aggiungono trovate ludiche immediate e accattivanti, che rendono l’opera veramente divertente. La simpatia della cana e l’umorismo ben calibrato, sapientemente diffuso, fanno il resto.

Chicca: 

Ce ne sono molte, ma non posso evitare di prediligere quella del paragrafo 196. Lucy trova un’armatura in un sotterraneo, corredata di spada e scudo con effigie del lupo incisa sopra. La indossa e brandendo l’arma ulula caninamente: “Tremate creature delle profondità, io sono Lupo Solitario!”, salvo poi rimettere tutto al suo posto e chiedersi confusa da dove fosse uscita tale frase…

Totale 8: 

Il fumetto game da cui iniziare la propria collezione di genere in questo momento. Vi confesso che dopo averlo sviscerato a fondo sono andato a cercare altre opere di Tartarotti in rete, tanto era stata piacevole l’esperienza. Da non perdere.