Messaggio
  • EU e-Privacy Directive

    This website uses cookies to manage authentication, navigation, and other functions. By using our website, you agree that we can place these types of cookies on your device.

    View e-Privacy Directive Documents

Recensione

The Zombies : The Zombies - L'Inizio della Fine
Edizione Dracomaca 2021
autore/i Leonardo Luci
Recensore Prodo

Apocalisse Zombie tra il classico e il moderno

Dracomaca entra con piglio sicuro nell’agone del librogame e lo fa con un progetto interessante, che si articola in due diversi volumi, in attesa di eventuali seguiti. Entrambi scritti da Leonardo Luci, all’esordio nelle vesti di autore di libri-gioco, ma con una buona esperienza alle spalle nel settore come appassionato e recensore di opere interattive per il portale Al4opiù, i libri ci proiettano in una delle ambientazioni più affascinanti e stimolanti per un vecchio amante dell’horror come il sottoscritto: quella dell’apocalisse zombie.

In realtà il progetto per ora consta di un’unica opera “monumentale”, composta da oltre 700 paragrafi, il tomo The Zombies, che ci consentirà di sviscerare in pieno evoluzioni, avventure e situazioni del mondo dedicato ai divoratori di carne umana creato da Leonardo.
A essa si accompagna un prequel molto più breve, diffuso in edizione limitata come capitolo introduttivo dello scritto principale: di esso si occuperà la presente recensione. Un’idea sicuramente intelligente, tesa ad accompagnare per mano il lettore, anche neofita, nelle pieghe del sistema di gioco ideato da Luci, piuttosto particolare e atipico rispetto a quelli che siamo abituati a vedere nel settore.

In The Zombies – L’Inizio della Fine alcune delle vicende e dei personaggi che ci attendono nel più importante sequel vengono introdotti, a cominciare dalla dottoressa Reis Summer, scrupoloso medico che lavora con dedizione nel più grande ospedale della città. Impegnata in un caotico turno di notte, in cui ricoveri, pazienti nervosi e accadimenti strani si susseguono senza soluzione di continuità, la nostra protagonista non impiegherà molto ad accorgersi che la serata di lavoro non sarà come tutte le altre: un morbo strano, mai visto prima, provocato da una causa sconosciuta, almeno all’inizio dell’avventura, si sta diffondendo nella struttura e probabilmente in tutto il centro abitato che la circonda.

L’obiettivo di Reis sarà quello di portare a casa la pelle, ma ben presto la donna scoprirà che, dietro a una vicenda apparentemente inspiegabile, si cela il più sordido e articolato dei complotti, gestito da un’eminenza grigia vicina a noi e allo stesso tempo lontanissima, come accade sovente nel più classico degli intrecci fanta-horror di genere.
Le fonti di ispirazione che hanno guidato l’autore nel suo percorso creativo sono evidenti: leggendo la sua prosa si colgono rimandi secchi e reiterati ad alcuni giganti del settore, a cominciare dal capostipite, il grande George A. Romero che degli Zombi, nell’accezione moderna del termine, nonché nella conformazione fisica e comportamentale delle creature, è senza dubbio il padre. Ma gli appassionati non mancheranno di cogliere punti di contatto anche con altri prodotti mediatici a 360 gradi, che hanno evoluto negli ultimi lustri la figura dei morti che camminano: The Walking Dead, senza dubbio, ma anche e soprattutto la saga videoludica e cinematografica di Resident Evil che, almeno in questo capitolo iniziale, è quella che fa sentire maggiormente le sue influenze.

La narrazione è molto pulita, contraddistinta da una prosa secca e facilmente comprensibile dal lettore, ma non per questo semplicistica. Ambienti, personaggi, atmosfere, sono descritti senza ricorrere a eccessivi fronzoli, ma con chiarezza, e consentono di immergersi nella vicenda rapidamente. Che l’autore non sia amante di introduzioni eccessivamente ampie o lavorate lo si capisce fin dai primi paragrafi: superato il regolamento, molto interessante nella sua semplicità (ci torneremo) non dovremo far altro che leggere un paio di paragrafi piuttosto brevi prima di trovarci catapultati nel pieno dell’azione. La situazione infatti precipiterà in men che non si dica e la dottoressa Summer sarà immediatamente costretta a prendere decisioni capitali.

Dopo una prima fase di blanda esplorazione, in cui potremo trovare un paio di oggetti utili e conoscere uno dei personaggi fondamentali per comprendere l’intreccio, raggiungeremo il nostro reparto e lì scopriremo la vera anima del libro, di cui in verità nelle battute inziali avevamo avuto già un assaggio.
Leonardo infatti, in questo contesto, ha preparato per noi una semplice mappa, in cui le principali stanze del reparto sono accoppiate a numeri di paragrafi. Dovremo esplorarle tutte o quasi con estrema attenzione e all’interno di ognuna di esse ci sarà un paziente ad attenderci, con la sua cartella clinica. Questo elemento, in apparenza puramente decorativo, costituisce la vera anima, a tratti geniale, del volumetto. Le suddette cartelle, infatti nascondono quasi sempre dei segreti, camuffati sotto abili e divertenti giochi semantici, numerici o logici. Leggerle con attenzione e svelare l’arcano che ognuna di esse contiene sarà fondamentale per recuperare indizi, nonché conoscere elementi nascosti. Collegando tra di loro tutte queste informazioni potremo raggiungere l’epilogo e scoprire chi o cosa si cela dietro l’improvvisa epidemia.

Di fatto la sfida è tutta qui: la struttura a bivi, infatti è quasi un pretesto (la strada per arrivare in fondo è una sola e la maggioranza delle diramazioni servono solo a trovare oggetti o parole chiave aggiuntive), e l’andamento del libro è assolutamente lineare, senza variazioni sul tema. Nonostante ciò, il sistema funziona molto bene ed è particolarmente adatto per un’opera snella e introduttiva, come è L’Inizio della fine.
L’autore è stato abile a differenziare le sfide contenute in ognuna delle cartelle, spaziando per svariati orizzonti “enigmistici” e offrendo sfide sempre diverse, stimolanti e mai frustranti. In questo senso si rivela assai intelligente l’idea di inserire in appendice dei suggerimenti, che forniscano imbeccate ai lettori su come risolvere vari problemi e persino, per i più pigri e riottosi, le vere e proprie soluzioni.

Nel variare la tipologia dei problemi proposti contribuisce anche il comparto grafico, curato da Stefano Dall’Aria. I disegni, perfettamente in linea con il titolo, sono caratterizzati da un tratto morbido e immediato, non particolarmente elaborato, ma funzionale. Lo stesso stile si ritrova nelle cartelle cliniche, dove l’illustratore ha dato il meglio di sé: i personaggi sono interessanti e vari, e alcune tavole nascondono anche degli indizi che sono trasmessi con chiarezza senza essere troppo evidenti (eventualità che avrebbe rovinato in parte alcuni passaggi di gioco).

Il tutto non vi impegnerà, se siete esperti, per più di un’oretta, ma sarà un tempo di gioco non solo soddisfacente e divertente, ma anche stimolante, sia per la sfida logica che il titolo è in grado di offrire, sia per il desiderio che vi lascerà di approfondire la vicenda, e procurarvi quindi senza indugiare il ben più marcato seguito.

All’ottima trovata delle schede cliniche, a livello strutturale e regolamentare, si aggiunge poco altro: c’è un intelligente sistema di codici che, oltre a tenere traccia dei nostri progressi, ci consentirà anche di superare l’enigma finale; c’è la classica scheda-taccuino in cui potremo appuntare alcuni indizi e numeri da consultare, se necessario, in un secondo tempo. Niente di più: come già accennato all’inizio l’approccio estremamente snello, che si accompagna a una prosa diretta e a tratti quasi frenetica, costituisce l’anima del librogame e considerando la natura introduttiva del lavoro, funziona tutto decisamente bene.
Se proprio dobbiamo cercare il pelo nell’uovo, lo stile prescelto, soprattutto a livello descrittivo e narrativo, lascia molto in sospeso e svela pochissimo sia del mondo che ci circonda che dei personaggi che finiamo per incrociare. In questo la prosa di Luci è sembrata un po’ acerba e migliorabile, ma una considerazione simile va calata nel contesto dell’opera e nella sua natura breve e di “presentazione”.

Altro difetto che traspare dopo una analisi più approfondita, l’eccessiva tendenza alla linearità del tutto. L’Inizio della fine è più un breve romanzo lineare costellato da enigmi e qualche trascurabile variazione sul tema che un librogame nel senso classico del termine. Di fatto la storia è una, sempre identica dall’inizio alla fine, e una volta completata non ha senso rileggerla né cercare di esplorare bivi tralasciati, perché facendolo non aggiungeremo nulla di sostanziale a quanto già vissuto. Ma anche qui va verificato quanto tale approccio sia realmente determinato da limiti, e quanto da esigenze di compattezza e immediatezza legate alla natura stessa del volumetto: questa sensazione peraltro è confermata dalla lettura di The Zombies, che appare strutturato in modo differente.

Complessivamente L’Inizio della fine si rivela essere una buonissima opera di esordio sia per l’autore che per la casa editrice (sebbene in realtà sia stata realizzata posteriormente al volume successivo, ma idealmente si tratta dell'introduzione alla storia). Centra in pieno gli obiettivi che si era posta e allo stesso tempo riesce, con sagacia, ad accompagnare il lettore nel mondo apocalittico ideato da Leonardo Luci. Inoltre, cosa tutt’altro che scontata, si presenta interessante e godibile tanto per il neofita, quanto per l’esperto.
Se vi interessa il genere e volete approcciarvi a questa nuova saga senza impegnarvi immediatamente nella lettura, maggiormente impegnativa, di The Zombies, questo volumetto prequel è imprescindibile. Dopo averlo sviscerato a fondo potrete decidere se continuare o meno l’avventura con il corposo seguito: onestamente però credo che, considerate le ottime premesse, saranno ben pochi quelli che rinunceranno dopo aver iniziato il percorso.

Longevità 6.5: 

Il volume è piuttosto semplice da completare. Non esistono percorsi collaterali e una volta venuti a capo della vicenda non sussistono motivazioni per ricominciare da capo. Gli enigmi da risolvere sono svariati e anche divertenti: qualche problema in più potreste trovarlo se siete particolarmente inesperti o non vi piace sbattervi troppo dietro a problemi logici. Anche in questo caso però potrete venire a capo rapidamente della situazione grazie ai suggerimenti e alle soluzioni presenti a fine volume.

Difficoltà 7: 

Completare l’avventura non dovrebbe essere un problema per chiunque non sia alle primissime armi e in ogni caso esistono aiuti e soluzioni. L’Inizio della Fine tende alla semplicità, ma la ritengo una scelta corretta, siamo pur sempre di fronte a un volumetto introduttivo.

Giocabilità 8: 

Il vero punto forte dell’opera. Leonardo, con l’idea delle schede cliniche, ha creato un sistema veramente intelligente e divertente, che vi impegnerà il giusto, senza farvi cadere nella frustrazione. Un approccio perfetto per un libro introduttivo, che per sua natura non necessita di molto di più. Poche altre semplici regole definiscono il quadro, ottimamente bilanciato.

Chicca: 

Abbondano le citazioni e i rimandi alle principali opere letterarie, cinematografiche e videoludiche di genere. Piuttosto che indicare una chicca precisa, preferisco lanciare una sfida ai lettori di questa recensione: trovate le citazioni e divertitevi a stabilire a quale degli illustri predecessori Leonardo si sia ispirato di più nello scrivere la sua saga.

Totale 7.5: 

Un libro snello, adrenalinico, godibile, ben pensato. Alla fine della lettura rimane la voglia di approfondire e continuare a seguire le vicende della dottoressa Reis. Visto che il piatto forte della serie è il seguito, direi che questa stessa sensazione è la prova più lampante di quanto questo prequel possa considerarsi riuscito. Un gustoso antipasto prima di assaporare le avventure ben più massicce e complesse del secondo capitolo.