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Siamo a metà degli anni Novanta, in un’anonima città italiana, all’interno di una scuola dalle strane caratteristiche, un po’ sinistre, un po’ orwelliane. Qui viene consegnato un super computer nuovo di zecca con una tecnologia innovativa in grado, in particolare, per la prima volta di emettere suoni, o meglio, di parlare. Emma Beldì, la segretaria del “Grande Boss”, il preside dell’istituto, è incaricata di manovrare questo macchinario, ma improvvisamente perde i sensi. È l’incidente scatenante di una vicenda che diventa rapidamente drammatica: di colpo cominciano ad apparire cadaveri a scuola, corrosi da disgustosi vermi. Dell’inquietante caso viene chiamato a indagare il commissario di polizia Carlo Bazzi. Questo è il contesto in cui si muove il librogame Due delitti per un computer di Maria Adele Garavaglia che è un’autrice di narrativa per giovani alle prese, nel 1996 (Mursia), con la sua prima avventura a bivi, rimasta l’unica. Alberto "Dragan" Orsini l'ha sviscerato per noi, trovandolo interessante dal punto di vista storico, ma piuttosto povero da quello contenutistico e strutturale. Per saperne di più vi rimandiamo al pezzo nella sezione Recensioni.
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