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Recensione

Road to Dusk 1: Hong Kong Hustle
Edizione Aristea 2020
autore/i Andrea Tupac Mollica
Recensore pristine

2174. Il mondo è stato sconvolto dai disastri climatici, che hanno portato a un rapido avanzamento della tecnologia e della realtà virtuale e all’egemonia delle megacorporazioni. Hong Kong è la perla dell’Asia, ma anche una città formicaio sovrappopolata dove convivono lusso e povertà estrema, tradizione e spiritualità con ipertecnologia.
Noi siamo Sheeran Crowe, uomo - o donna, il libro è scritto completamente neutro - hacker che proprio a Hong Kong ha appena compiuto il più grande furto di dati scottanti ai danni di una megacorporazione mai avvenuto. Ora non ci resta che decidere cosa fare con quei dati… e sopravvivere alla vendetta della megacorp.

Esiste una parola per descrivere Hong Kong Hustle… e questa parola è CYBERPUNK. Se volete qualcosa di sfacciatamente cyberpunk, Hong Kong Hustle è il libro a cui rivolgervi. C'è tutto del genere: megacorporazioni corrotte, hacker ribelli, innesti cibernetici, distopie al neon, misticismo biomeccanico, realtà virtuali. Il tutto in un amalgama che forse non sarà originale, ma non vuole esserlo e fa bene e non esserlo, perché punta a fare da "greatest hits".

Un’altra parola per descrivere Hong Kong Hustle è: rutilante. Il libro si legge e si gioca tutto d’un fiato. Ogni run è una corsa al cardiopalma (non a caso si chiama run) che tiene incollati alle pagine, ricca di avventura e colpi di scena. Il ritmo narrativo dosa momenti in cui tirare il fiato, momenti in cui costruire il rapporto con gli altri protagonisti, serrati inseguimenti, combattimenti e situazioni concitate in modo semplicemente perfetto. Dopo una breve fase iniziale, si aprono davanti a noi tre tronconi narrativi che si escludono a vicenda, in base a cosa vogliamo fare dei dati. Ciascuno è come se fosse l’esplorazione di una singola declinazione del cyberpunk. In questo senso il formato di narrativa interattiva è usato davvero a puntino, per far vivere come rare volte più storie in una.
Il regolamento è semplice, ma abbastanza profondo da permetterci di personalizzare come vogliamo il nostro o la nostra Sheeran Crowe: guerriero di strada o abile hacker? Cibernetico o naturale? Con i contatti nello sprawl o tra i tech? E queste scelte avranno un certo peso sui percorsi disponibili.
Dovunque mi giri, Hong Kong Hustle è un librogioco da cui imparare.

Longevità 9: 

I tre diversi tronconi narrativi garantiscono almeno tre partite. Ma un ben studiato sistema di achievement vi spingerà a farne molte di più e vi incoraggerà a esplorare ogni anfratto di questo libro per sbloccare tutti i potenziamenti e fare infine la run perfetta.

Difficoltà 9: 

La difficoltà è calibrata alla perfezione. A ogni scontro avremo l’impressione di essere in seria difficoltà, di non poterci permettere di venire colpiti un’altra volta, con un senso di tensione costante, ma nonostante tutto avremo buone possibilità di arrivare al finale, dove affrontare uno dei boss che, al vedere le sue statistiche, mai penseremo di poter battere… e invece la soddisfazione di essere un novello Davide contro Golia sarà impagabile.

Giocabilità 9: 

Il regolamento è asciutto e immediato, e si combina con scelte sempre logiche e che ci terranno sempre sul chi vive, facendoci sentire in controllo dell’azione. È ciò che un grafo delle scelte dovrebbe fare.

Chicca: 

Completare tutti gli achievement non è una passeggiata, ma tanto maggiore la sfida, tanto maggiore il desiderio di ottenerli tutti. Attenzione solo a quella maledetta alga tamang! ;) A parte questo, i personaggi secondari con cui ci legheremo sono davvero apprezzabili.

Totale 9: 

Hong Kong Hustle è un librogame incredibilmente godibile. Consigliata la lettura a tutti.