Cerca nel sito

Il Sondaggione!!

Librogame Magnifico 2024, primo turno: vota il miglior LG dell'anno!

Recensione

Child Wood 2: Il Destino del Cerbiatto Rosso
Edizione Tuga Edizioni 2019
autore/i Fabio Antinucci,Giampaolo Razzino
Recensore gpet74

Child Wood è un’unica storia, divisa in tre libri. Per tanto se vuoi leggere la recensione relativa ai pregi e difetti comuni ai tre libri vai all’analisi de Il mistero della strega bambina.


Il destino del cerbiatto rosso – Ancora più Luci e più Ombre


Ma dove sta questo cerbiatto rosso? Mi sono posto questa domanda per tutto il libro, visto che di cerbiatti, qualunque sia il loro colore, non se ne vede l’ombra. La risposta, deludente, mi viene data nell’ultimo paragrafo, in quello che avrebbe voluto essere un plot twist ma che, invece, si è rivelato un sistema artificioso di dare un senso al titolo. Ma di questo, magari, ne parlerò dopo.

Il libro si apre esattamente là dove si era interrotto il primo capitolo. Ron, il nostro alter ego, sta tornando in città dopo aver salvato una bambina misteriosa nel mezzo del bosco. Già dai primi paragrafi si notano due difetti grandi come una casa, il primo è strutturale mentre il secondo è narrativo.

È possibile che, oltre alla bambina, nella macchina con noi ci sia anche un altro passeggero, un sospetto, arrestato nel bosco. Dal momento in cui arriviamo alla centrale dei ranger di Child Wood la storia segue due canali paralleli, uno con il sospettato e l’altro senza. Peccato che i paragrafi di queste due strade siano assolutamente identici!!! L’unica differenza si riscontra nelle scelte di fine paragrafo.
Ma dico io, possibile che l’autore non abbia pensato che sarebbe stato più pratico scrivere un solo paragrafo e poi mettere tutte le opzioni di scelta, con e senza sospettato, in fondo? Non si tratta di una piccola svista perché questo doppio binario gemello va avanti per parecchi paragrafi e ciò denota, banalmente, una scarsa dimestichezza con i Librogame. Basta averne letti un numero minimo nella vita per capire che è meglio evitare duplicati, quando non sono assolutamente necessari. E in questo caso, ve lo assicuro, non lo sono!

Il secondo problema, quello narrativo, mi ha lasciato molto più spiazzato. Tornato alla stazione dei ranger, con un gelo polare in arrivo e una bambina catatonica in camicia da notte in braccio, trovo i miei colleghi che si comportano in modo insensato. Non nel senso che per motivi di trama questi personaggi abbiano un comportamento strano. È proprio che non riesco a capre perché l’autore abbia descritto in quel modo le interazioni di Ron con essi. Tutti guardano il nostro alter ego come se si comportasse in modo stralunato e assurdo, come se facesse e dicesse cose senza senso… quando questo comportamento non è minimamente descritto dall’autore. Considerando la situazione di per se anomala, nessuno si preoccupa della bambina misteriosa e tutti bacchettano Ron per un suo presunto comportarsi in modo fuori di testa.

Quel che è successo, secondo me, è che semplicemente l’autore si è dimenticato di descrivere il comportamento che causa tali reazioni. Probabilmente lo aveva così chiaro in testa che gli è sfuggito il fatto di doverlo mostrare anche ai lettori. In questo modo però l’effetto finale è che ad apparire fuori di testa non è il protagonista, bensì tutti gli altri. Tanto più che continuano a rimarcare come Ron sia stressato, come abbia preso troppo sul personale la faccenda dei ragazzi scomparsi, come debba prendersi una pausa ecc. senza però che questi elementi siano mai stati esplicitati in nessun modo dall’autore, né nel libro precedente, né nel comportamento del ranger.

Purtroppo problemi di verosimiglianza nelle relazioni interpersonali tornano a più riprese durante tutto questo secondo volume, probabilmente a causa di una carenza dell’autore ne saper rendere efficacemente tali relazioni.
Lasciando da parte i singoli episodi, anche per non fare spoiler, posso dire che questo secondo volume è incentrato sull’investigazione. Al contrario del primo si sviluppa quasi del tutto tutto in un’ambiente urbano, prima a casa di Ron, dove facciamo conoscenza con la sua famiglia, in seguito con le ricerche in biblioteca, più avanti nel ranch del padre del nostro protagonista. Insomma tutti ambienti familiari che ci tranquillizzano, ben diversi dal pericolo incombente che si respirava nella foresta. Ed è qui che ho davvero ammirato l’abilità dell’autore nel mettere a suo agio il lettore per poi coglierlo di sorpresa facendolo precipitare in un incubo. Salvo poi domandarsi se quello che si è vissuto fosse reale o frutto di un’allucinazione, visto che in questo libro la sanità mentale del nostro ranger sembra farsi sempre più labile.

Insomma, quando l’Orrore ti si presenta in una foresta spettrale un po’ te l’aspetti, ma quando si manifesta nelle ovattate sale di una biblioteca fa tutto un altro effetto.
Come dicevo le ricerche sono molte e condite da numerosi enigmi da risolvere e devo dire che questa parte è davvero ben fatta, tra le ricerche su internet, quelle in biblioteca e interrogando il vecchio bibliotecario, memoria storica di Child Wood, si può recuperare una quantità impressionante di documenti, raccogliendo tantissime informazioni. Indubbiamente qui l’autore ha fatto un lavoro magistrale nel ricreare tutti questi indizi per poi nasconderli in cosi tanti e ramificati paragrafi dedicati alle ricerche. In effetti le cose da assimilare sono così tante che a un certo punto ci si perde un po’ e si finisce per sentirsi spaesati, non sapendo esattamente cosa stiamo cercando o perché. Anche perché nulla di tutto quello che troviamo ha a che fare con i ragazzi scomparsi prima dell’inizio del primo libro. Sembra quasi che l’autore abbia lasciato in secondo piano quella storia per concentrarsi su tutt’altro.

E poi arrivano gli enigmi…
Non è un mistero che odio gli enigmi dentro ai Librogame. Spezzano il flusso della lettura e richiedono competenze risolutive che non hanno nulla a che vedere con il personaggio ma sono proprie del lettore. La cosa mi indispettisce in questo Librogame più che in altri, perché qui io non interpreto un eroe generico, nel quale volendo posso riversare la mia personalità e il mio vissuto. Qui sto leggendo le avventure di un individuo ben caratterizzato, quello che sa fare lui non dovrebbe avere nulla a che vedere con quello che so fare io.
Critiche personali a parte (So che molti lettori invece amano gli enigmi dei libri a bivi), sono riuscito con fatica a risolverne un discreto numero, accedendo così ad una mole ancora maggiore di informazioni. E sentendomi ancora più spaesato. Però devo dire che, fatica a parte, questa parte del secondo volume è la più riuscita di tutta la serie, mi sono davvero sentito un investigatore che spulcia tra mille notizie, prendendo appunti, alla ricerca di quella frase o segno che possa mettermi sulla buona strada.

Le ricerche si concludono con un colpo di scena inaspettato che manda a gambe all’aria tutto quello che ci saremmo aspettati dalla trama e tutto quello che l’autore ci aveva promesso: parlare con un genitore dei ragazzi scomparsi, un’ondata di freddo anomalo, l’arrivo degli assistenti sociali da Seattle per la bambina, estendere le ricerche al di fuori della biblioteca… nulla di tutto ciò. Improvvisamente, da un paragrafo all’altro, passano dieci giorni e tutto questo scompare nel nulla, senza che venga mai più nominato. Ci troviamo a doverci concentrare sulle relazioni tra Ron e la sua famiglia: moglie e figlia, ma anche con il padre, nel cui ranch andremo a rimetterci in sesto. Tutto sembrerebbe tranquillo e quanto mai lontano dalle atmosfere cupe del primo libro, se non fosse per i frequenti incubi notturni e allucinazioni lucide di cui il protagonista soffre.

Anche per questo non si capisce perché, di punto in bianco, Ron decida di tornare nella foresta. Non c’è nessun avvenimento o illuminazione particolare e nemmeno tra le tante informazioni raccolte precedentemente c’era nulla che giustificasse questo improvviso desiderio ti tornare nel bosco. Eppure Ron molla tutto e vi si precipita, ovviamente senza un minimo di preparazione perché, dai, sennò è troppo facile.
Da qui partono una serie di paragrafi abilmente intrecciati e dalla suspense crescente che ci condurranno finalmente a capire… qualcosa della storia? No, certo che no. Ma almeno capiremo se il nostro ranger è un folle allucinato oppure se davvero qualcosa di maligno, ma tangibile, si annida tra gli alberi della foresta di Child Wood. E questo sarà un gran sollievo!

Nel mezzo dell’azione verremo interrotti da una notizia raggelante. Una persona molto cara a Ron è scomparsa, probabilmente rapita. Con questo colpo di scena finale si chiude il secondo libro della serie
Ok. Ma ‘sto benedetto cerbiatto rosso del titolo? Tenetevi forte. Parlando dell’individuo scomparso/rapito, un'altra persona, in lacrime, si riferisce a esso come al suo cerbiatto! Eh? Eh? Peccato che mai in tutto il libro l’individuo scomparso venga mai chiamato o ci si riferisca ad esso con questo nomignolo. Inoltre resterebbe da chiedersi: ma perché rosso?

N.B.: Questa recensione è la seconda di un pezzo complessivo che riguarda i tre volumi della collana. Per continuare l'approfondimento leggi la recensione del secondo libro: La Collisione delle Realtà (in pubblicazione).

Longevità 7.5: 

Per esplorare tutti i documenti ed effettuare tutte le indagini possibili, una sola lettura non basta. Inoltre c’è davvero molto da leggere e molto da meditare, sia per risolvere gli enigmi, sia per estrapolare gli indizi importanti da tutta questa mole di informazioni.

Difficoltà 6: 

Leggete il commento alla Difficoltà, ed ecco spiegato perché questo voto basso.

Giocabilità 5: 

Oppure 8? Mi trovo in difficoltà (io sì) nel definire questo parametro. Sicuramente questo libro non è facile a causa degli enigmi, ma questa è una considerazione personale, altri lettori più scafati di me potrebbero invece considerarlo semplice. Inoltre c’è l’annoso problema delle morti gratuite, ora non più solo in concomitanza con un lancio di dado sbagliato. In questo volume si può morire anche con un lancio di dado riuscito. Perché? Probabilmente perché sì! Altresì si incappa spesso in morti senza senso, dovute a scelte che non sono intrinsecamente sbagliate. Questo contribuisce a rendere il gioco più difficile? Oppure lo rende solo meno giocabile? A voi l’ardua sentenza.

Chicca: 

Per meglio far capire cosa intendo quando parlo della prosa incerta e confusionaria, nelle chicche voglio riportare un breve stralcio del testo per ogni volume. Per Il destino del cerbiatto rosso è il seguente:
“Un bel sole illumina la città ed entra dalla finestra, toccandoti.”

Totale 0: 

Da intenedersi come non disponibile. Per conoscere il totale occorre aver letto tutte e tre le recensioni.