Buonasera a tutti. Dopo due settimane di inattività dovute da condizioni di salute devastata arrivo a scrivere questa votazione in una settimana particolarmente curiosa. Lo farò da lettore, e anche se quest’anno ho partecipato allo sforzo di costruzione e gestione del concorso credo che sia giusto analizzarlo come fruitore; il mio modo può sembrare brusco, magari, ma è quello che la mia testa mi suggerisce.
Prima di iniziare voglio premettere una cosa per me fondamentale. Ho visto, sia in questa edizione che in altre annate, corti blastati per avere dei difetti di scrittura, o di trama, o di struttura ludica, e ho visto autori fare grande tesoro dei consigli (a volte riportati anche in modo sconveniente). Per me però il peccato maggiore è scrivere nel modo sbagliato, ad esempio per incensarsi, oppure non essere consci del luogo e del modo in cui si fa. E questo girone è zeppo di ciò.
Detto questo, i miei tre punti vanno a Sorori Man, che in un altro girone avrebbe combattuto e che invece qui vince a tavolino. Sono d’accordo con la maggioranza dei votanti nel definirlo gradevole, divertente e anche abbastanza ispirato, ma non meno di altri corti che sono arrivati secondi e a volte terzi in altri “trielli”. Ma quando la sorte sorride, si passa in finale, un po’ come Steven Bradbury.
Due punti vanno ad Affinità/Divergenze: con tutto che non amo particolarmente i mille passaggi (alcuni fulminei, alcuni meno) nel quale sono riuscito a morire o in generale vedermela brutta, la scrittura è eccellente. Poi però finiscono le cose che mi hanno intrigato. Questo concorso è fatto per gente che vuole divertirsi (e qui intendo divertirsi nel senso di ENJOY, come direbbero gli inglesi) mentre legge, invece mi sono sentito largamente in difficoltà. In altri gironi, per quello che compete IL MIO LIVELLO DI DIVERTIMENTO, sarebbe stato un punto. Ma magari sono scemo io che non l’ho capito.
Il mio punto solitario va ai Pecorini Elettrici: tutto il corto mi è sembrato un pretesto per arrivare a sintetizzare qualcosa che sinceramente non ho capito, sia a livello di narrazione che di gioco. Davvero, non so cosa dire. Non mi sono divertito, non mi sono incuriosito, non ho neanche pensato di riprovare a giocarlo, dopo la prima volta. Ma, come sopra, sicuramente sono scemo io.
Concludo col dire che molti potrebbero pensare o mormorare che il lavoro della giuria quest’anno potrebbe essere stato più filtrante (e spesso l’ho letto tra le righe); a questi rispondo che se il corto rispetta il tema, la lunghezza, le regole (abbiamo analizzato e dibattuto il discorso “dadi”), allora abbiamo deciso di ammetterlo. La giuria non decide se il corto sia bello o funzionale; la giuria decide se vada ammesso e, rientrando nelle regole del bando, ogni corto qui presentato ha passato quel vaglio.
“Doubt not your purpose nor your strength.”