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Gazzetta dei Corti 2017 - Thread Ufficiale

Re: Gazzetta dei Corti 2017 - Thread Ufficiale

Adriano ha scritto:

L’idea che sta alla base di questa rubrica è qualcosa che è successa realmente: io ed Aloona cerchiamo da anni di scrivere un corto a quattro mani, le intenzioni sono sempre buone ma alla fine non ce la facciamo mai. Il caso più eclatante è quello del bando 2016, in cui abbiamo più e più volte cambiato la struttura di un racconto, andando avanti per mesi, e solo dopo settimane di riletture e correzioni veniva fuori il concetto “No, qui è da cambiare tutto”, e ricominciavamo daccapo.

Ghghghgh... coraggio, prima o poi ci riusciremo. Il giorno che io mi sposerò, concepirò due gemelli e suoneranno le trombe del Giudizio.  bigsmile
Però non è giusto, perché devo fare sempre io la parte della tiranna?  sad

A head full of dreams

Aloona
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Re: Gazzetta dei Corti 2017 - Thread Ufficiale

CONCORSO MIGLIORE RECENSIONE


Siamo all'ultimo atto di questo concorso parallelo ai Corti 2017.
Le recensioni più votate sarebbero dovute essere 10, ma visto che molte di esse sono a pari punteggio con 5 punti, ne entrano 12 nella votazione finale.
Lo spazio all'interno del post è poco per contenerle tutte, quindi le dividerò in due post (uno da 9, ed uno da 3 subito dopo).

Avete una settimana di tempo per votare (quindi, si può votare entro le 17:00 di domenica 28 maggio).
I voti possono essere inviati a me tramite PM, oppure essere postati nel thread della Gazzetta.
Ricordo che ciascuno di voi può esprimere uno o due voti (un voto da 1 punto e un voto da 0,5 punti, dovete sempre specificare da quanti punti è il vostro voto), e che è possibile votare anche le proprie recensioni.




1: Cuore di ferro
recensione di Kagliostro


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 Eccoci qui, dopo aver spolpato ben benino il primo corto in concorso.

Trama
La trama del corto pare interessante anche se ben poco ci è dato sapere dove si colloca il racconto, solo il luogo e anche quello rimane abbastanza fumoso , ma secondo me è un punto positivo , un pò alla lost diciamo dove il lettore si siete spiazzato esattamente come il protagonista dopo il risveglio.
Il racconto è abbastanza " onesto", nel senso che l'autore invece di sbattersi per fare una storia e inserirla in un corto con tutte le bestemmie varie per inserirla in pochi paragrafi , ha creato una piccola finestra temporale di pochi minuti dove l'eroe agisce.


Protagonista
Dipinto molto bene durante l'introduzione , poi si perde un pò durante il racconto diventando con un carattere meno preciso o carismatico, questo sacrificio però è ricompensato dalla libertà data al giocatore , spesso viene chiesto  se si intende tradire o meno il dottore.
Con un protagonista dotato di carattere più "deciso" alcune scelte potrebbero sembrare forzate ,quindi va bene cosi.

Stile
Il corto è scritto molto bene con una mole incredibile di dialogo, il che aiuta a creare i momenti adrenalinici che il racconto usa sapientemente , credo di aver capito chi sia il suo autore anche perchè il suo stile è abbastanza riconoscibile,veramente complimenti.

Regole 
Non esistono su questo corto..ma devo dire che non si è sentita la mancanza visto la struttura "fast" del racconto

Paletti del concorso
Inizialmente credevo che il protagonista era semplicemente un cyborg,quindi non era un robot come richiesto dal concorso, ma durante la storia ...
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 collegando il tablet del dottore si viene a sapere che il nostro corpo è stato dato all'inceneritore , lasciando solo il cervello (forse) come parte organica, quindi si rientra nel protagonista robot
Anche "nell'invasione" la cosa è un pò tirata, ma ci  sta .

Omaggi
Credo che il corto sia pieno zeppo di omaggi a videogiochi e cinema, questi sono quelli che ho trovato
-Nuka-cola   bevanda del videogioco post-atomico fallout
-Cypher, la guardia del corto è anche il titolo di un film Cyberpunk
-Denam è anche un personaggio di dragon age
-il titolo del progetto che ti rende robot nel corto è " PROJECT ÜBERMENSCH" , cioè il trattato di  Friedrich Nietzsche per il "superuomo" ,davvero geniale!

Cosa mi è piaciuto di più
-L'atmosfera
-stile elegante e veloce che si sposa bene con la narrazione
-Finale ,assolutamente non scontato
Cosa mi è piaciuto di meno
- Protagonista un pò anonimo a differenza del dottore e guardia con ottima personalità
-alla fine del corto non si è capito nulla o poco

Commento finale
Cuore di ferro ti sorprende e come dicevo, è un pugno nello stomaco..una corsa contro il tempo.
Parla della follia umana e di come crede di risolvere tutto con la tecnologia , il corto poteva osare di più e diventare una vera e propria denuncia.
Letto cosi sembra una piccola parte di un progetto più ampio, credo che il suo autore ha usato questa "introduzione " per annunciare il suo prossimo lavoro,almeno spero perché tutte le premesse ci sono per un ottimo libronostro,complimenti

Voto spedito con raccomandata al sig. Hieronymus
2: Onyrica
recensione di Prodo


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 Vado con la mia analisi:

Pro

1) Il comparto grafico è stupefacente. Esattamente come per il corto vincitore di due anni fa rimango basito di fronte all'impegno e alla qualità artistica delle illustrazioni che fanno da base all'opera proposta. Anche se, a mio gusto, la qualità del tratto non è sempre costante, la media complessiva è elevata e le atmosfere trasmesse con la scelta delle illustrazioni e dei colori perfettamente in linea con il taglio onirico e visionario scelto per la narrazione. Il connubio storia raccontata-stile di disegno è eccellente e perfettamente assortito. Ci sono paragrafi che ho osservato per minuti interi per coglierne tutte le varie sfaccettature e che mi hanno davvero colpito: il 12 sembra quasi un quadro di Klimt in salsa fumettistica, il 27 è angosciante e trasmette perfettamente il senso di movimento del campione in un'ambientazione caotica che è simbolo adattissimo della tensione dello scontro e del contesto inconscio che ci circonda. E ci sono molti altri esempi. Davvero applausi a scena aperta.

2) La narrazione è profonda e ben pensata. Mi è piaciuta la trovata iniziale del manuale di istruzioni, mi è piaciuta la capacità di coinvolgerci nella vicenda progressivamente, dandoci il tempo di ambientarci nonostante la brevità della storia, mi è piaciuta l'estrema sensazione di navigare in un contesto che sfugge alla mera razionalità che tutto il racconto riesce a trasmetterci. E mi ha colpito moltissimo l'epilogo, che forse è un po' "furbo" (tocca una tematica che fa giocoforza breccia nel cuore di qualsiasi lettore perché è qualcosa con cui tutti, in senso reale o figurato, prima o poi ci confrontiamo), ma che è estremamente toccante e ben raccontato. Anche qui l'opera merita apprezzamenti.

3) La gestione degli oggetti è sapiente. ce ne sono 5, e ognuno di essi ha una sua utilità specifica, che si sposa bene con l'esigenza di far sì che alcuni paragrafi non vengano visitati anzitempo. Mi ha colpito la capacità che ha avuto l'autore di gestire questo parametro contrapposto invece con la difficoltà che è emersa in altri frangenti a livello di giocabilità. L'inventario comunque è stato ben pensato e ottimamente gestito. Stesso discorso vale per le parole chiave, ben sfruttate, con attenzione, senza creare varianti illogiche o buchi. E alcune sono anche divertenti rapportate alle situazioni di gioco in cui devono essere utilizzate.

Contro:

1) A cozzare con la sagacia dimostrata nell'amministrare la parte dedicata all'oggettistica c'è la struttura stessa del racconto che non mi convince.
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  Al di là di trovare più o meno presto un certo oggetto che ci consente di muoverci senza lanciare di dadi ( e che comunque si trova al paragrafo 3, quindi già difficile da beccare con il lancio di due dadi. Inoltre bisogna vincere 3 scontri in sequenza per arrivare alla bussola d'oro, quindi pensare di prenderla nelle fasi iniziali del racconto è fantascienza)
francamente l'idea di dover lanciare un milione di volte i dadi prima di riuscire a incastrare tra loro i vari pezzi del puzzle e poter imboccare la strada vincente non corrisponde al mio ideale di divertimento. A lungo andare, a meno di non barare, muoversi tra i vari ambienti diventa estremamente noioso. E oltretutto non si può nemmeno sfruttare, per ovviare al problema, la regola dal "Vai alla casella successiva se ti imbatti in una sbarrata" perché anche se ne abbiamo eliminate un po' ci incaglieremo sempre al paragrafo 22, che rimane aperto fino alla fine dell'avventura. Insomma la pensata di strutturare gli spostamenti in questo modo non mi è piaciuta per niente, e mi è pesata tantissimo complessivamente. Per fortuna sono riuscito a finire il racconto al primo tentativo, perché in quel momento non avrei avuto la forza di rigiocarlo. E questo elemento di pesantezza secondo me limita molto la godibilità complessiva di Onyrica, e costituisce il suo principale limite.

2) La scarsa chiarezza generale, dovuta a una cattiva capacità di sposare gli sfondi e i disegni con il testo scritto, sottolineata da molti, è stata notata anche da me. Francamente alcuni passaggi scritti sono davvero illegibili, e questo costituisce un ulteriore motivo di appesantimento per l'usufruibilità del racconto, già limitata in modo netto dalla struttura a dadi che condiziona il nostro peregrinare. Sono due parametri che andrebbero assolutamente rivisti e migliorati.

3) I punteggi: l'idea di non legarli a un lancio di dadi ma a caratteristiche intrinseche del lettore è geniale, e questa pensata è talmente bella che la considero un gran pregio, anche perché a memoria in poche occasione un autore è ricorso a un escamotage simile. D'altro canto però se poi andiamo a valutare come si determinano i punteggi scopriamo che una persona giovane, con un po' di pancia che magari sta facendo ora l'università e per ragioni anagrafiche non ha avuto occasione di fare il militare è pesantemente penalizzata. Al di là del messaggio recondito nascosto in questa scelta (LGL è un forum di vecchioni nostalgici smile) trovo che l'idea alla base della determinazione delle caratteristiche sia eccellente, ma sia stata declinata in maniera troppo costrittiva, rendendo di fatto il racconto quasi impossibile da finire per una buona fetta di lettori. Se questo approccio verrà ritarato in modo adeguato però questo difetto potrebbe trasformarsi in un grande pregio.

In definitiva: un racconto visivamente grandissimo, di inquetanti e coinvolgenti atmosfere e con alcuni tocchi di classe che viene limitato da difetti strutturali piuttosto importanti. Ci troviamo di fronte a un'ottima opera, che non riesce a evitare di essere a tratti pesanti e un po' lenta. Il giudizio finale, come per il racconto precedente, non può non essere positivo, ma ancora una volta non arriviamo all'eccellenza.

voto inviato a Babacampione
recensione di Apologeta

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 Non ho mai usato siti di incontri online, ma il funzionamento dovrebbe essere questo: sbavi sulle foto, leggi le poche parole di presentazione, poi, se il biglietto da visita della squinzia ti garba, procedi a un incontro vero e proprio.
Il biglietto da visita di Oniryca è strepitoso. Immagini in ogni pagina, un'idea accattivante, tema profondo, caratteristiche tarate sul lettore reale, regolamento semplice. Voglio incontrarti, baby, oh yeah.

Punta fuori dal sushi bar (lo faccio per te, io sono uno da carnazza), due bacetti sulle guance, mentre sali le scale davanti a me ti faccio i raggi X, andiamo a sederci. E iniziamo a conoscerci.
Beh...
Boh.
Bah!
È proprio andando oltre la superficie che saltano fuori gli inghippi di Oniryca. Le immagini sono belle, ma l'impaginazione è confusionaria. I testi non sono da racconto, nemmeno da fumetto: sembrano discorsi fra amici buttati lì, con punteggiatura approssimativa. La struttura di gioco è ripetitiva e - soprattutto - ci sono pochissime scelte reali da fare. I lanci di dado diventano infiniti, e una volta conclusa la partita (credevo di aver vinto) mi accorgo di non aver raccolto uno degli oggetti che mi sarebbero dovuti servire. Le emozioni sparse qua e là affogano fra noia e descrizioni non all'altezza.
È tempo di uscire dal locale.

Shift brutale al suo punto di vista (don't try this at home, evitate sempre cambiamenti del punto di vista in mezzo a una scena).
Mah, è stato zitto tutto il tempo, eppure l'ho tenuto lì per tre ore.
Stiamo tornando alla macchina in silenzio... non ha neanche provato a baciarmi prima, adesso mi appoggio qui alla portiera e lo guardo con sguardo da cerbiatta languida e pucciosa. Lui fa per andarsene. È scemo?
Adesso gli dico una frase inequivocabilmente provocante così mi salta addosso. "C'è un ventino frizzantino, stasera", mormoro.
Come "ciao"? E basta? Se ne va via? Gli uomini sono tutti uguali! Seducono e abbandonano.
Me ne faccio una ragione, risalgo in macchina, asciugo una lacrimuccia con i Tempo al tamarindo, sospiro: avanti, il mare è pieno di pesci.


Shift brutale al mio punto di vista (vedi sopra).
Insomma, l'appuntamento è stato un disastro?
Il primo appuntamento sarà sicuramente anche l'ultimo, ma chiamarlo "disastro" è eccessivo. Mi ha dato l'opportunità di fare una conoscenza davvero interessante. Qua e là mi sono divertito, e sono rimasto piacevolmente stupito da alcune intuizioni davvero originali.
Fuor di metafora:
* bene i punti dipendenti dal lettore, divertente anche la vita funzione degli anni - si sa che l'utente medio LGL è canuto et biancho.
* bella l'idea del robot (ma serviva proprio che fosse un robot? vabbé) a caccia di indizi nella vita della donna morente.
* molto bene i disegni, che anche una capra artistica come me ha saputo apprezzare.
Poi, siamo onesti, per fare un fumettogame ci vuole un pelo sullo stomaco che a gestirlo serve un motosega, altro che il silkepil. Bravo autore!

Rien ne va plus, le jeux sont fait, un colpo al cerchio, un colpo alla moglie ubriaca.
PM inviato a Babacampione

3: Sistema Enigma: Londra
recensione di Prodo


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 Questo corto ha una struttura grandiosa che finisce per promettere più di quello che riesce in conclusione a dare. E' ben scritto, il regolamento è ottimamente pensato, e riesce ad aggiungere complessità al racconto (e profondità) senza appesantirlo, e soprattutto mantenendo alte le caratteristiche legate all'immediatezza e all'usufruibilità del sistema di gioco.
E questo è un gran pregio. Però l'approccio regolamentare, come ha notato già Anima di Lupo, faceva pensare a qualcosa di più grandioso, e devo dire che durante la lettura ho avuto più volte l'impressione che l'autore avesse puntato inizialmente a un'evoluzione di più complessa e raffinata, e si fosse poi trovato nella necessità, per ragioni di spazio-tempo-gestione dell'opera, di ripiegare su una struttura più "modesta".
Questa impressione è stata confermata dallo stesso autore con un suo intervento in questa sede, e devo dire che la discrasia tra le premesse "eccezionali" e la riuscita buona (ma non eccezionale a mia opinione) risulta evidente con la progressiva lettura del lavoro e la conoscenza approfondita di tutte le possibili prosecuzioni dell'intreccio.
Ho riletto l'avventura più e più volte, perché ci tenevo a esplorarne ogni anfratto. Così ho potuto analizzarla appieno. Inizialmente pensavo che l'esplorazione potesse prendere diramazioni varie in diversi punti; mi sono poi accorto che in realtà i punti focali per differenziare le nostre linee di indagine sono sostanzialmente due, e corrispondono ai paragrafi 7 e 70. Lì possiamo guadagnare parole chiave e codici fondamentali per evitare l'epilogo I, che è quello più semplice da raggiungere e in cui ci imbattiamo se non cogliamo nessuna delle variazioni sul tema che ci circondano o se non supportiamo la nostra linea di indagine con elementi adeguati.
Il resto del racconto fa da corollario, tolta qualche piccola variante aggiuntiva che può completare una o due ipotesi investigative.
Un corollario molto bello, per carità: narrazione serrata e pulita, sistema ludico che funziona come un orologio, ambientazione e personaggi definiti con sapienza e solidi, a sottolineare con maggior fermezza il contesto gravido di tragedia, nel senso greco-classico del termine, in cui ci muoviamo (Rain è nerd, stronza e disperata almeno quanto noi, e costituisce una controparte davvero solida che sottolinea una volta di più quanto siamo solitari, Damian è un politico nel vero senso del termine, e calcola ogni cosa sulla bilancia del suo arrivismo, compresa la nostra amicizia di lunga data, Larry è incapace e schiavo dei suoi vizi, Zemeckis ottuso, maneggione con qualche dinamica morale ancora attiva, sebbene non sia migliore degli altri e Mark, la cui sola presenza basta a sottolineare tutta la nostra inadeguatezza e che è la chiave per raggiungere una delle diramazioni più inquietanti della vicenda), e in generale un certo grado di interesse che ci spinge a esplorare e che scema, condizionato da un minimo di frustrazione, solo quando ci troviamo a iniziare l'ennesima sessione a caccia dell'epilogo 2 o 3 senza sapere esattamente come procedere smile.
Il bello poi è che finiamo per accorgerci di avere tutti gli elementi già a disposizione e di aver semplicemente dimenticato, nei famosi paragrafi 7 o 70, di fare una ricerca web o di sollevare un dubbio su uno dei personaggi che ci circondano.
E tale consapevolezza, che evidenzia una volta di più quanto l'intera struttura sia meno "complessa" delle premesse, è l'unico vero difetto importante di SEL, perché trasforma un racconto "mastodontico" in uno molto carino ma complessivamente non stratosferico.
Io sono sicuro che SEL adeguatamente ampliato e strutturato come un libro invece che come un Corto si trasformerebbe in un'esperienza di lettura e gioco esaltante, anche se non per tutti (già a tratti è caotico ora, figuriamoci quanto potrebbe esserlo, e quanto potrebbe scatenare frustrazione, se si trasformasse in un'opera ben più corposa ed elaborata). Così com'è è un signor racconto, con ottimo regolamento, splendida narrazione, buone ambientazioni, adeguato ritmo e equilibri più che soddisfacenti tra parte narrata e meccaniche ludiche.
Però, mi perdoni l'autore misterioso, avermi fatto intravedere l'enorme potenziale e aver ridotto tutto a due paragrafi "decisionali" mi fa sentire come se avessi Rihanna nuda e ammiccante sdraiata sul divano e io fossi legato al termosifone con una catena lunga 30 cm smile.
A mio parere è il miglior racconto finora in gara, e gli assegno il voto più alto, ma ancora una volta non me la sento di arrivare a giudizi di eccellenza.

Postilla:
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 vi siete accorti che, secondo i parametri di divisione tra vocali e consonanti elaborati dall'autore, il nostro nome, Jay Huey, è composto esclusivamente da vocali e non può quindi costituire una parola chiave? L'ho interpretato come un tocco di classe da parte dello scrittore piuttosto grazioso.
Voto inviato a Babacampione
4: Apocalisse!
recensione di Seven_Legion


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 .................. O_O

Massimo rispetto!!!

...intanto per l'autore misterioso che dimostra talento e una mente fervida (pero' mancando sostanzialmente il "colpo", come spieghero' poi.)
...e poi per la stoffa dimostata dagli utenti del forum.
Per la serie: "Lo critico, pero' gioco fino in fondo perche' lo voglio capire bene".
Veramente complimenti a tutti per la passione dimostrata e, in special modo a Prodo, che nostante gli anni e fatiche librogammesche di ogni genere e' sempre sulla barricata cercando di scovare il buono di ogni lavoro con instancabile pazienza! La sua guida m'ha fatto cadere la mascella (oltreche' salvarmi spesso!)

Si perche' lo dico subito: il principale difetto di questo corto, a mio avviso, e' quello di prendere troppo dal lettore! L'autore misterioso era partito con una bellissima idea per la struttura, spiazzante e "diversa"... Ci sono pochissime delle cose esplicite che troviamo normalmente nei libriGioco convezionali: non ci sono indicazioni precise ne' rimandi a paragrafi. Ci sono degli enigmi ma spesso manco questi  sono chiari: dobbiamo "scovarli" noi, tra le righe del testo!
Ho attraversato varie fasi: la prima esaminando il corto globalmente, come faccio sempre, e subito venendo catturato dal testo dei noti paragrafi "burla". ...scherzetto perfettamente riuscito, caro autore misterioso, visto che - dopo l'iniziale sensazione di WTF?!? - m'e' scattata la risata liberatoria di chi e' finito nella trappola come un pollo! bigsmile
Nella seconda fase mi son detto: "Ok, adesso comincia il gioco serio"... no, non comincia... che e' sta roba? cosa devo fare? E qui, lo ammetto, e' stato spiazzante e affascinante capire per gradi la logica del gioco... genialata che non staro' a spoilerare (e' tutto un "aguzza la mente") ma che purtroppo, per come e' stata realizzata, comporta 3 grandi problemi:
1) gravuccio: con tanta importanza dedicata agli enigmi, la trama sembra portata avanti giusto come "collante". La premessa parte alla grande... poi pero', pur restando scritto bene, offre una protagonsta che salta di palo in frasca coi pensieri, giusto per introdurre il prossimo enigma... Peccato, avrei gradito ogni tanto una pausa in questo meccanismo di gioco, per dare corpo alla storia.
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 Autore, attenzione,  che ho detto:
"per dare corpo" ...non "per andare di corpo"! E' diverso, eh!  rolleyes 
2) grave: e' evidente che la tecnica dell' "enigma ti dice dove andare" riduce il libro ad un percorso sequenziale. Io l'ho trovata originale ed affascinante ma non posso ignorare che il concorso e' per racconti "a bivi" e qui di bivi c'e veramente il minimo sindacale per non essere esclusi.
Come sembra aver scoperto Prodo nella sua analisi (aiutato anche da altri) i paragrafi "procedi" e "dottoressa" dovrebbero contenere doppi enigmi che portano a paragrafi diversi. Sarebbe un notevole caso di narrativa a bivio "proprio" ma "completamente implicito" e tanto di cappello all'autore. Pero' per cambiare realmente la mia opinione in merito, l'autore dovrebbe dimostrarci (a fine concorso) che c'eran vari altri casi del genere, disseminati nel corto.
Che a questo punto, evidentemente, non siamo stati in grado di cogliere. Colpa nostra, anche perche'...
3) ... l'ho gia' detto, questo corto pretende troppo dal lettore! Non sono contro gli enigmi difficili (anzi sono quelli che danno maggiore soddisfazione). Sarebbe bello vivere in un mondo ideale dove ho giornate libere da dedicare ad elucubrare su cosa intendeva dire il libro in risposta ad una domanda che non ha nemmeno fatto (!) Qui si parte "duro" da subito e, nel proseguio, gli indizi vengono dati con toni  sempre piu' beffardi! Una bella pretesa anche la quantita' di citazioni buttate sul lettore come fosse tutto noto.  Insomma, ho la sensazione che l'autore sia di quelli con una gran bella testa (lo dico sinceramente e senza ironia) ma, almeno per quanto mi riguarda, avrei gradito una partenza piu' graduale per non shockare noi poveri umani!

In definitiva lo ritengo un esperimento molto affascinante nel "concept" ma mi unisco a varie critiche gia' piovute sul topic : forzature nell'inserimento del tema "nerd", livello minimo di scelte, finali ironici ma senza"crederci veramente", sopprattutto una protagonista abbozzata e dai ragionamenti forzati...
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 ...tanto che al lettore viene continuamente da chiedersi: ma sta tipa, di testa... e' un po' TOCCA ...o e' SANA???   

( Tie'! ...caro autore, beccati pure tu la sciarada!  bigsmile )
Voto ampiamente sufficiente, e anche qualcosa di piu', ma con un piede sul freno perche' e' anche un'opera decisamente "non per tutti", sotto molti aspetti.
Voto inviato ad Aloona.
5: Il palazzinaro
recensione di Zakimos


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 Questa volta sarò più rapido del solito perché Prodo ha già scritto tutto ciò che penso, parola per parola, o quasi.

STILE: Qui devo andare un pelino controcorrente. Sì, lo stile è bello, frizzante, ironico e arguto; ma molti passi del libro mi hanno sorpreso in negativo per la loro farraginosità. Esempio a caso dal paragrafo 1: "Gli proporrai i tuoi piani e gli lascerai credere che anche lui parteciperà, almeno con la gloria (fino ad adesso) al maggior lustro della città grazie alle pressioni che farà alla commissione per l’edilizia e alla concessione che ti darà." EEEEEEEEEEEEH (respiro per riprendere fiato).
Casi simili sono sparsi un po' ovunque nel racconto e tendono a far "scorrere oltre" un lettore con poca attenzione/pazienza come il sottoscritto. Più volte mi sono accorto che il mio occhio saltava tra le righe nei paragrafi più lunghi invece di immergersi in una lettura consapevole. Mi è sembrato di trovarmi di fronte a un autore molto bravo a esprimersi, ma che non ha riletto a sufficienza la sua opera sforbiciando lo sforbiciabile, oppure a un autore che tende a ingarbugliarsi in periodi troppo lunghi e arzigogolati.
Sia quel che sia, lo stile di Cuore di Ferro era migliore e la differenza sta più nella storia raccontata che nelle qualità letterarie dello scrittore.

STORIA: Bellissima, punto e basta. Non l'ho trovata né un'acuta satira politica, come Anima di Lupo, né eccessivamente qualunquista come GGigassi. E' semplicemente ciò che una storia del genere dovrebbe essere. Quanto meno nel primo atto. Nel secondo la fretta è stata cattiva consigliera mentre nel terzo... lo vedremo dopo.

(nota: io NON sono un fan dei film a cui questa storia si ispira. Ciononostante sono riuscito ad apprezzarla. E qui a mio avviso sta la differenza tra il citazionismo autoreferenziale e quello fatto bene).

GIOCO: Non è corretto dire che non ci sia. Il primo atto in cui bisogna cercare indizi su Mariotti mi ha coinvolto: alla prima partita ho sbagliato, rendendomi conto nella seconda di aver tralasciato alcuni dettagli che già possedevo, facendomi sentire stupido. Questo si chiama immersione.
Il grosso problema della parte gioco è che termina lì, con quel primo e unico "enigma". L'unica scelta presente nel secondo atto è scontata mentre nel terzo atto addirittura non ci sono scelte (EDIT: non è vero, c'è una ID nascosta, l'ho trovato solo dopo aver scritto il giudizio), solo vie diverse per giungere a diversi epiloghi (e anche qui quello "migliore" è citofonato). Sarebbe stato splendido se l'intero corto fosse stato un preambolo alla cena con Mariotti, con un gran finale fatto di quiz a trabocchetto. Ma non sarebbe rientrato negli estremi del concorso...

USO DELLE TEMATICHE: L'uso del cattivo come protagonista è perfetto. Forse è vero: un po' troppo eccessivo/caricaturale in certi paragrafi. Ma che ci vuoi fare.
Mentre per quanto riguarda
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l'Apocalisse...
se questo corto fosse un gioco da tavolo si userebbe l'espressione "tema incollato con lo sputo". L'autore è stato bravo o se non altro coraggioso a cercare di mescolare due tematiche che non ci azzeccavano nulla l'una con l'altra, ma non posso dire che il risultato sia stato gradevole. Il vero problema di questo corto è la divisione in atti: l'autore ha passato troppo tempo sul primo non dedicando agli altri due la stessa attenzione. Questo fa sì che la lettura cominci con entusiasmo ma vada scemando verso il finale, specialmente se si decide di rileggere il corto. Forse sarebbe bastato permettere al lettore/giocatore qualche dinamica in più nella seconda/terza fase per mantenere l'attenzione alta fino alla fine.

IN DEFINITIVA: per me è il miglior corto in gara finora, ma, per le ragioni sopra esposte, non lo ritengo adatto alla vittoria. La speranza è che i prossimi racconti ci riservino una storia ugualmente interessante, uno stile ugualmente frizzante ma (si spera) più interazione e soprattutto un uso delle tematiche che non appaia forzato. Per adesso, mi duole dirlo, non abbiamo ancora avuto un corto degno di un concorso che ha ospitato l'anno scorso opere come L'Agone degli Erranti, Chronium e 11-09, ma Il Palazzinaro è quello che ci va più vicino.

Voto inviato ad Aloona.

EDIT: nel giudizio non ho tenuto conto degli errori di impaginazione, in quanto non dipesi dall'autore.
6: La prova della Negromante
recensione di Pirata delle Alpi


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Recensione di "La prova della negromante"



Protagonista/Tema

In vari anni a viaggiare nei vari mondi fantasy, non ho mai incontrato una negromante: sembrava che fosse un circolo privato da uomini brutti e calvi, psicopatici con la lunga barba sporca, tipi loschi con i sai neri ammuffiti o scheletri alti 3 metri con lo sguardo infuocato  (chi ha riconosciuto l'ultimo?). Ma no, c'è almeno una ragazza che ha intrapreso il viaggio senza ritorno della negromanzia, ma non si conoscono le ragioni. Forse voleva diversificare i suoi poteri con la negromanzia bianca (visto che siamo in un ambiente di D&D) ma ha sentito il richiamo del Lato Oscuro? non si sa bene, ma non importa perché è diventata una cattiva con tutti i crismi: ha diritto di vita e di morte su quasi tutto il continente, ha migliaia di sudditi (con tanta di materia prima per i sacrifici), un arsenale magico da far piangere Gandalf e la classica "Sindrome di Vegeta" di molti cattivi (ossia "Io sono Er Più, tu non vali niente"). Purtroppo, nonostante questo profilo interessante della nostra negromante, c'è qualcosa che non va: visto che ha un potere assoluto, dovrebbe avere dei subalterni che potrebbero fare il lavoro sporco per lei, no? ci sono tre rimbambiti che hanno preso tre città, allora perché non inviare un battaglione appoggiato da demoni o non-morti, visto che lo potrebbe fare? dopotutto Sauron non va fare la guerra alla Terra di Mezzo da solo, Nagash aveva dei discepoli e dei generali, Freezer inviava i Saian per devastare i pianeti in nome suo, Blofeld ha tutti i soldati dello S.P.E.C.T.R.E
Avete capito dove voglio arrivare? la negromante (che mi fa sempre pensare a Malefica) mi sembra troppo potente per questo tipo di missione ed è un peccato. Inoltre, il suo elenco d'incantesimi non è adatto per una maga del suo livello: vista la sua descrizione, potrebbe far schiantare la Luna sul suo pianeta quando vuole. conoscerà allora più di 12 incantesimi!

Questo tipo d'invasione è classico, ma funziona bene: è da tempo che volevo leggere un fantasy classico e questo Corto è capitato a fagiolo!

Stile/Narrazione

Non ho molto da dire sullo stile: è semplice, efficace e descrive bene le varie situazioni ed il pensiero della Protagonista, sottolineando la sua essenza caotica-malvagia (o caotica-neutrale? mi perdo sempre con questi concetti...). Quando ho letto questo Corto, ho fatto un viaggio nel tempo: mi sono ritrovato ragazzino a leggere i miei primi LG fantasy o, un po' più tardi, le avventure "solitarie" della buona vecchia scatola rossa di Dungeons&Dragons... questo mi è piaciuto molto: trappole, nemici da sconfiggere non soltanto con la forza, oggetti magici che ti avvertono del pericolo al momento giusto... è stato bello.
Peccato la presenza di frasi che sembrano senza senso (al Paragrafo 6, se non erro, con "Sono la veste azzurra" che non ho capito molto) nuoce alla narrazione.

Giocabilità

Quasi nessun regolamento, niente dadi, niente combattimenti... ma è un fantasy? ah, sì c'è un elenco di incantesimi! ancora una volta, un tuffo nel passato : rileva magia, levitazione, dardo incantato (Fire*Wolf, te l'hanno fregato!)... tutta la mia gioventù! peccato che non ci sia il disco volante (sempre della scatola rossa) o la Ragnatela (troppo forte!). Gli incantesimi sono al centro della storia e dobbiamo pensare come un vero mago: ognuno ha la sua utilità e deve essere utilizzato bene. Infatti, è così: si tratta più di un Corto di logica che di fantasy. Non si può parlare di un vero True Path, ma dobbiamo scoprire il giusto utilizzo di ogni incantesimo per vincere. E se fosse questo questa "Prova della negromante"? è facile ottenere potere con dei mezzi discutibili (patti infernali e compagnia bella), avere un potere assoluto, ma utilizzare bene questo potere, possederlo senza farsi possedere da lui... è tutta la difficoltà. Anche se il Corto esaurisce il suo interesse una volta che abbiamo capito come fare, offre varie possibilità di partite divertenti che ci ricordano i nostri primi passi nel mondo del gioco. Una durata di vita media, ma un buon divertimento.

Conclusione

"La prova della negromante" è un buon corto di taglio classico che spezza il ritmo di quest'edizione dei Corti nella quale gli autori si sono scervellati per sfornare delle ambientazioni originali e/o uniche. Una protagonista come quelle una volta, una trama con il tema del dungeon incorporato in quello dell'invasione ed un regolamento semplice ma efficace che mi ricorda il buon vecchio tempo... un buon lavoro tradizionale... oppure no?

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 Amico autore, ti faccio davvero i miei complimenti! pensavi di averci fregato facendoci credere che si trattasse solo di un Corto fantasy? mi è piaciuto l'avvertimento sulla salute mentale della negromante: mi ha messo la pulce all'orecchio. Inoltre, gli indizi che hai seminato sono originali e bastava seguire i breadcrumbs per arrivare all'enigma ed avere il vero finale... bravo, questo mi è piaciuto molto ed ha aumentato il mio voto per questo tuo lavoro: anche se la negromante odia gli illusionisti, ma tu autore, fai parte di loro! bravissimo!

7: Fermate Monna Lisa
recensione di Still


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  Dopo aver finito il corto diverse volte do il mio giudizio "qualitativo".

Pro:
1) Ambientazione piacevole - che come qualcuno ha già detto ricorda vagamente i grandi classici "Fuga da New York / Los Angeles" - peccato solo che non sia molto approfondita/sfruttata a dovere
2) Buono il regolamento e l'idea di risolvere diversi combattimenti con un singolo tiro dei dadi (nel caso dell'uso dell'arma da fuoco) alleggerendo il tutto
3) L'intro alla "guerrieri della strada" merita un "+" a prescindere, oltretutto è scritta in un modo che mi ha fatto cascare dalla sedia dal ridere, veramente esilarante...

Contro:
1) ....peccato però che poi si scopra che il corto non voleva "far ridere", quindi non è ben chiaro quale "tono" si volesse dare al tutto. A tratti mi è sembrato scritto da due autori diversi.
2) Struttura dei paragrafi talvolta poco "fluida": non sempre si capisce dove si stia andando.
Ad esempio al paragrafo 11 si può scegliere di controllare un armadio o di aprire una porta con dietro dei nemici: se si prova a ispezionare l'armadio il racconto OBBLIGA poi il giocatore ad andarsene senza poter più aprire la porta con i nemici...ma per quale motivo?!? 
(al riguardo mi sta venendo il dubbio che il paragrafo 25 rimandi in modo ERRATO al 38, anche perchè prima ci si trova in un ambiente chiuso, poi si parla di una piazza)
3) Veramente troppi errori per un racconto "breve", come ad esempio:
a -> "caso" già citato nei commenti precedenti del gioco di carte di fatto errato che può consentire di andare sia al paragrafo giusto che ad un paragrafo sbagliato ma che "ci assomiglia" (quindi non ci si rende conto dell'errore).
b-> paragrafi 52 e 21 che creano un "riferimento circolare" in cui ENTRAMBI chiedono un codice e - in caso contrario - ti rimandano l'uno all'altro, creando un "anello" da cui non si può più uscire
c-> il possibile errore tra il paragrafo 25 e il 38 (vedi sopra, da verificare)
4) A tratti ho avuto l'impressione che il "corto" avesse pochi "contenuti", nel senso che rispetto ai precedenti racconti di pari lunghezza mi è sembrato che ci fosse "meno roba" e succedessero "meno cose": le varie situazioni - tranne un paio - in qualche modo si assomigliano tutte
5) Al di là di tutto però, il punto che - consentitemi - mi ha fatto più incaxxare e che mi ha quasi spinto a chiudere dopo i primi 5 minuti è l'uso a tratti DRAMMATICO delle "virgole". Oltre a quelle in eccesso che rallentano senza motivo la lettura e la rendono forzatamente farraginosa ce ne sono proprio di tecnicamente SBAGLIATE (una addirittura se non ricordo male divideva il soggetto dal "suo" verbo essere).
In certi paragrafi la situazione migliora (anche per questo mi è venuto il dubbio che gli autori siano due), ma nel complesso è una cosa che mi è rimasta abbastanza indigesta.
Ragazzi, so di risultare antipatico e di questo chiedo scusa in anticipo, ma bisogna proprio che impariate a usarle SOLO quando servono ste virgole - e lo dico perchè è un errore che ho trovato anche in diversi librinostri: non è possibile che ogni 3 parole ci sbattiate una virgola generando periodi ILLEGGIBILI e - spesso - proprio sbagliati.

Morale della favola nonostante il soggetto potenzialmente accattivante - purtroppo - non posso promuovere questo corto.

Voto inviato a Babacampione.
8: Il senza pietà
recensione di GGigassi


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  Passatemi questo paragone scontato: come è successo in alcuni frangenti storici a eserciti reali, anche questo Corto è stato stritolato dalla sua stessa grandezza.
È un Corto epico, maestoso, complesso ma niente affatto frustrante nella sua complessità. Purtroppo proprio per i suoi punti di forza alcuni difetti risaltano in maniera più evidente. L’autore è bravo a scrivere, crea delle scene coinvolgenti e non scontate, in cui trova pure il modo di infilare delle considerazioni inaspettatamente spiritose (Lady Naxia che si è fatta strada “Usando abilmente la sua mente e il suo corpo”) e lo stile di scrittura è molto evocativo e, quando rimane nei binari propriamente letterali, assolutamente fedele al suo assunto di base di maestosa epicità. Le metafore, poi, non sono mai un vuoto esercizio di stile ma sempre azzeccate e integrate bene nel tessuto narrativo.
La prosa è insomma accattivante e molto coinvolgente, ho respirato un’aria epica per tutto il Corto, e con essa anche il senso imminente del crepuscolo che sta per abbattersi sul protagonista. Protagonista che tra l’altro è l’esempio perfetto del “cattivo” proposto dal concorso, che viene reso secondo i dettami delle convenzioni fantasy ma anche nel suo ruolo di “ragioniere del male”, un ottimo esempio insomma della “banalità del male” di arendtiana memoria. Sul tema dell’invasione, poi, non serve aggiungere altro: è sicuramente il Corto che finora lo ha centrato meglio.
Ecco: l’autore si presenta con queste credenziali e poi scivola sui dettagli, sulle cazzate, sulle minuzie. Alcuni errori come l’eco maschile sono già stati segnalati, ma il Corto purtroppo ne presenta altri, tra refusi ed espressioni infelici o proprio sbagliate: “in grassetto o non” invece che “no”, “sei venuto a conoscenza che per spezzare” invece che “sei venuto a conoscenza DEL FATTO che per spezzare”, “prima possibile” invece di “IL prima possibile”, “la guida SACCENTE [e non ESPERTA] del cavaliere dorato”, “ti avvicini al pozzo e CONFERMI che […]”, ecc. E anche qui occasionalmente ci sono virgole messe un po’ a caso (vedi ultima frase del paragrafo 13), anche se non siamo in  presenza dell’horror vacui che ha colto gli autori di altri Corti che apparentemente le hanno messe quasi solo come decorazione.

Il sistema di individuazione dei paragrafi segreti (o, per essere più precisi, quello di identificazione dei paragrafi di destinazione con l’uso del luogotenenti) è semplicemente geniale, assolutamente a prova di bomba soprattutto dopo le criticità emerse in Sistema Enigma: Londra e soprattutto in Fermate Monna Lisa. Confesso però che qualche volta, soprattutto nelle prime partite, mi è sfuggito di fare un check sui paragrafi in grassetto perché essendo abituato a leggere Corti che li presentano tutti così non c’ho fatto caso… Ma già dalla terza/quarta partita ho fatto più attenzione e non me ne è sfuggito uno.

La parte letteraria va però a cozzare pesantemente con la parte ludica. Il tono maestoso e appassionante si scontra con la fredda enunciazione delle vittime della nostra avanzata, vere “liste della spesa” che tolgono un bel po’ di pathos. È ovvio che è paradossale criticare il Corto per quello che è un suo elemento costitutivo fondamentale, però fermarsi a correggere la scheda del personaggio è una cosa che, al pari della ricerca frenetica dei codici di Sistema Enigma: Londra, spezza in maniera tremenda una lettura altrimenti molto coinvolgente. Probabilmente stabilire un sistema di codici per indicare quanti e quali effettivi perissero avrebbe reso la lettura più fluida e coinvolgente, ma in effetti non so come sarebbe stato possibile realizzarlo.
Mi rendo conto che l’autore deve aver lavorato molto per studiare tutte le combinazioni possibili e indirizzare il lettore verso le scelte giuste a seconda di quanto aveva combinato in precedenza (v. paragrafo 60) ma anche tenendo in debita considerazione questo aspetto la “magia” del Corto viene spezzata, il flusso narrativo cede troppo repentinamente a una semplice serie di check dei mezzi a nostra disposizione. In particolare, il paragrafo 87 termina con un anticlimax tremendo (sicuramente dovuto alla necessità di comprimere la parte ludica in 40 pagine come da bando, ma magari una semplice frase “d’atmosfera” in più avrebbe reso il tutto meno drastico). Lo stesso discorso si può estendere ad altri frangenti, fra cui
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 il sacrificio di Zugar’rash per salvare Lady Naxia
, del tutto privo di pathos.
La rigiocabilità è senz’altro elevata, ma il pensiero di dover ogni volta riscrivere tutto, cancellare, ecc. non entusiasma.
Sull’uso dell’epilogo come paragrafo mi sono già espresso, e non mi ha convinto.

Qualche annotazione sparsa:

Può anche essere una cosa secondaria, ma i nomi che si è inventato l’autore sono molto credibili ed evocativi.

All’introduzione manca il link al paragrafo 1, ma è una quisquilia.

Peccato che
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 fottersi Lady Naxia faccia perdere un punto di Oscurità
, ma credo che ne sia valsa la pena! wink

Stilare la lista dell’equipaggiamento è davvero
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  così estenuante come ci viene detto al paragrafo 67?! Eddai, anche con la maledizione/benedizione che pende sul capo del protagonista mi sembra incredibile! È ovvio che l’autore ha voluto in quella maniera dare più libertà di scelta al giocatore in cambio di un punto di Oscurità, ma tutto sommato l’incertezza in merito a quale sia la scelta giusta tra i beni proposti rispetto alla sicurezza che ci dà un equipaggiamento già collaudato (ed efficace, come vedremo in gioco) è già una penalità.
Simpatico il sistema della perdita dei reggimenti casuale a seconda
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 dei numeri a cui si ha pensato! Visto che ci sono ben 11 alternative, non è nemmeno così immediato ricordarsi quali siano le perdite e quindi stabilire una strategia nelle partite successive.
In definitiva, la grandeur data dal tono epico di questo Corto e soprattutto dalla sua struttura ben congegnata (con tutti i retroscena che possiamo ricostruire da letture successive) avrebbe meritato una dimensione ben più estesa del formato Corto, per quanto Il Senza Pietà risulti assolutamente uno dei più interessanti del concorso e uno di quelli da cui traspare il maggior impegno da parte dell’autore.
Autore che possiamo additare ad esempio dell’ambivalenza (in questo caso esclusiva) del termine infingardo: non è stato certo pigro, ma sicuramente un po’ ingannevole con
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 lo scherzetto del paragrafo/epilogo.
voto inviato a babacampione
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"Lo sai come dev'esse lo sguardo del carabiniere? Pronto, acuto e profondo".

Adriano
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Re: Gazzetta dei Corti 2017 - Thread Ufficiale

9: Lucca Goblins & Caves
recensione di GGigassi


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  Questo Corto può essere letto in due modi diversi, anche se perfettamente congruenti tra di loro.
Sì, certo, la parte più evidente e superficiale è la storia dei goblin che hanno invaso Lucca nel 2026.
D’altra parte, però, questo Corto rivela una natura metaforica molto più complessa e diventa una critica feroce ma puntuale (e spaventosa, per quanto è lucida) di quello che è diventata Lucca negli ultimi anni. Per me è stata un’epifania, una sorta di madeleine proustiana che l’autore mi ha infilato a tradimento nel colon e da lì ha aperto via via tutti i chakra: una vera Illuminazione, insomma (un’Epifania, appunto).
Lucca non è più il ritrovo di intellettuali che parlano di fumetti com’era agli inizi (ancor prima degli inizi, visto che la prima manifestazione si tenne a Bordighera nel 1965, suscitando la divertita perplessità di Al Capp che satireggiò con una copertina su Times la furiosa passione con cui eminenti intellettuali discettavano di “semplici” fumetti), e nemmeno una mostra-mercato del fumetto (per anni “la” mostra-mercato del fumetto) ma un carnevale fuori stagione in cui giochi di ruolo e fumetti sono relegati a semplice contorno, essendo ormai le orde dei cosplayer i veri padroni delle strade di Lucca. In quest’ottica trovo assai ingeneroso il ritratto che l’autore fa di Traino Rinaldi/Rinaldo Traini, per molti anni patron della manifestazione (oltre che editore con la sua Comic Art) che, defenestrato a metà anni ’90, diede vita all’Expocartoon di Roma.
Oltretutto, il fatto che i fumetti siano quasi del tutto assenti (ma almeno relegati a un paragrafo che beneficia dell’evocativo numero 69) la dice lunga su come lo stesso autore percepisca una manifestazione che fu così gloriosa e culturalmente rilevante.

Lucca Goblins & Caves è Il Flauto Magico mozartiano di LGL: chi vuole fermarsi alla favoletta è libero di farlo, e comunque tendenzialmente rimarrà soddisfatto dal risultato, chi ha gli strumenti e la sensibilità per approfondire il discorso (e in questo caso non serve nemmeno essere Figli della Vedova) troverà delle corrispondenze innegabili.
Innanzitutto già la struttura in cui è ambientato il Corto è qualcosa di altamente simbolico: ci sono delle grotte (ognuna CHIUSA IN SE’ e NON COMUNICANTE CON LE ALTRE) i cui abitanti vivono quello che c’è all’interno con orgiastico trasporto (tranne che nella 69 su cui mi soffermerò con calma in seguito), del tutto inconsapevoli di quello che si trova all’esterno. Ebbene, non è così anche nella realtà? Per quei 4/5 giorni, a seconda dei gusti e degli interessi dei visitatori, sembra che al mondo non esista niente di più importante del fumetto, dei giochi di ruolo, del cinema d’animazione, e che questi settori godano di un successo e di introiti stratosferici, ma, alla fine della fiera (in senso letterale), tocca rassegnarsi al ritorno in una realtà in cui coi fumetti ormai non si campa più, e in cui gli altri hobby più redditizi sono ancora considerati materiale da sfigati o, forse peggio ancora, perdono la loro aura sacrale (“aurea”, la chiamerebbe l’autore) una volta dati in pasto a un pubblico “profano” che ne fa il mass-cult del momento per poi tornare a dedicarsi ad altre mode passeggere subito dopo.

A questo punto potrei perdermi nei rivoli delle citazioni e degli “omaggi” che fa l’autore, ma penso che valga la pena concentrarsi invece sul quadro generale di quello che ha voluto dirci, dei segnali d’allarme che sono alla base di questo Corto meraviglioso (anche perché la parodia del fattaccio di Casa Pound posso anche coglierla, per quanto Roberto Recchioni ne fosse estraneo, mentre gli “omaggi” agli animosi e supponenti designer di giochi di ruolo o ai giocatori di carte collezionabili francamente non li ho colti: chi diavolo è Nazzobelli?). Provo a cogliere il senso profondo del Corto, quindi, il suo nucleo.

Nessuno che non sia stato imbottigliato nelle strade di Lucca alle tre di pomeriggio a causa delle sfilate di Star Wars o altre baracconate assortite, impossibilitato a muoversi in un senso o nell’altro, può capire la portata polemica e sociale di questo Corto: e se fossi un portatore di handicap? O un anziano con problemi di deambulazione? O un qualsiasi cittadino con la necessità improrogabile di andare da qualche parte? O anche un semplice cagnolino da compagnia?
Come non vedere nei chiassosi goblin le orde che infestano i padiglioni delle fumetterie (evitando accuratamente di comprare alcunché), che mentre io sono lì concentrato a cercare qualche Alter Alter o Il Mago mancanti mi ficcano le loro spade di cartapesta nel costato, o mi vengono a sbattere addosso con le loro ali o corna posticce.
E che quando sono fuori dal Palazzo Ducale e sto parlando bel bello con Liberatore o Eleuteri Serpieri ci dicono se possiamo spostarci, ché devono farsi fare una foto.
I cosplayer, quindi. Anzi, LE cosplayer. Ok, talvolta l’occhio è gratificato da certi spettacoli e da tanta grazia (talaltra invece ne è pesantemente offeso, come sono le stesse eventuali accompagnatrici cosplayer a sottolineare impietose). Ed è innegabile che una donna, non necessariamente repressa e ancor meno necessariamente in fregola, con una maschera addosso e anche solo vagamente gratificata dall’apprezzamento degli astanti, dimostri una disponibilità inaspettata, quasi sfacciata. Quanti culi abbiamo toccato con il beneplacito, se non l’esplicito invito, delle loro padrone? E si potrebbe continuare su questa china: l’anonimato che dà un’identità fittizia a fare da viatico a una disponibilità che potrebbe nascondere una vita di frustrazioni, ma che più probabilmente è solo una maniera per appropriarsi di una disinibizione e di un ruolo dominante che nella vita reale non si possono mostrare.
Questo Corto mi ha fatto riflettere: qual è, veramente, il punto? Assecondando le derive esibizioniste di alcune cosplayer non staremmo forse facendo fare un salto indietro di secoli all’emancipazione femminile e al rispetto della donna? E chi è che veramente porta avanti il gioco: la cosplayer che ha il suo minuto di gioia e gratificazione o una società sempre più superficiale e materialista, a un sol passo dal diventare la “mignottocrazia” paventata da Guzzanti padre? Oltre al fatto che, siamo onesti, tette e culi li hanno tutte le donne e pure il maschio più libidinoso dovrebbe essere in grado di discernere qualcosa di bello e qualcosa di costruito ad arte. È bastata la comparsata della goblin grassoccia del paragrafo 28 per spingermi a fare queste considerazioni.

Da questo Corto traspare poi con le frequenti liti che scoppiano per un nonnulla il giusto timore per una situazione ormai ingestibile, proprio perché le istituzioni non hanno nessun interesse a gestirla! Come si va dicendo da anni: finché non ci scappa il morto, a Lucca non cambieranno niente. E non sto accusando nessuna fazione politica in particolare: figuriamoci se un sindaco di qualsiasi colore vorrà mai rinunciare alla sua gallina dalle uova d’oro, al suo “immenso giacimento petrolifero sotto il Padiglione Carducci”. Dalle testimonianze di lucchesi DOC, che per tutta la durata di Lucca Comics & Games se ne stanno tappati in casa, destra e sinistra si equivalgono nel trarre profitto dalla situazione, anche a livello di immagine, arrivando a “suggerire” i percorsi mirati ai visitatori (ricordate le freccette multicolore sparse per la cittadina?), percorsi che guarda caso sono proprio quelli in cui hanno sede le attività commerciali dei maggiorenti che hanno un peso (politico ed economico) maggiore…

Attenzione, però, che l’autore non lancia i suoi strali solo contro gli obiettivi più grossi (e assolutamente meritevoli di essere colpiti e, pia illusione, affondati), ma facendo sfoggio di una invidiabile onestà intellettuale mette alla berlina anche certi comportamenti diffusi tra le realtà più periferiche o satellitari che, sicuramente non senza consapevolezza, prendono parte a questo baraccone pur senza esserne parte integrante: la sala Ingellis/Goblinellis, ad esempio, diventa una metafora delle conferenze stampa nella mitica “area caffè” per i soli giornalisti, che come diceva Mike Bongiorno accorrono come mosche quando si tratta di mangiare gratis! Io posso parlarne solo dal punto di vista dei fumetti, ma è chiaro che la stessa forma mentis riguarda i rappresentanti (sempre affamati e assetati…) anche degli altri settori che a Lucca vengono trattati.
In controluce si potrebbe però quasi vedere in questo stato ti cose una rivalsa alla delirante abitudine invalsa da qualche anno per cui gli accrediti stampa da ritirare il giorno prima dell’inizio della fiera (dal giorno stesso si può fare la fila al Giglio) vanno richiesti in una specie di stazione di servizio in culo al mondo, dove TE LI STAMPANO SUL MOMENTO senza averli prodotti prima e non ti danno più nemmeno uno straccio di press kit.
Forse è anche per questo che l’autore ha inserito il video su Youtube (magari memore di una brutta esperienza occorsa all’artista e fumettista Massimo Giacon che rischiò di non riuscire a farsi dare un proiettore durante una mostra): come un corpo estraneo, un luogo “altro” che poco c’entra con la fiera, ma in cui dobbiamo rassegnarci ad andare per godere realmente del librogame/fiera (ovvero senza pagare l’ingresso a Lucca/per sapere le regole di combattimento nel Corto).

Il Corto non è esente da difetti: ed è giusto e sacrosanto così, perché la manifestazione di Lucca è altrettanto lontana dall’essere perfetta. Così a occhio posso intuire che la sovrapposizione dei disegni dei robot (a proposito: belli) nelle prime pagine, che ne rende ingiocabili due, sia una cosa voluta, così come la mappa orientata in una posizione che la rende meno godibile e funzionale (bastava solo scrivere i numeri verticalmente, no?). Tutti difetti dovuti al passaggio da Word a Pdf come nel caso conclamato e verificato dei paragrafi sballati de Il Palazzinaro (che qui viene riproposto con il paragrafo 25 attaccato al 24 e altre occorrenze varie), ovviamente: e con la presentazione della versione corretta del Corto ne abbiamo avuto la conferma. Ma il dubbio persiste e io credo che ci sia stata una volontà specifica da parte dell’autore, una qualche malizia con cui ha voluto appunto sottolineare queste pecche macroscopiche così come sono macroscopiche le pecche di Lucca. La stessa malizia che, nel ritrarre quella macchina per far soldi imperfetta che è la fiera lo ha portato a concepire degli errori tanto marchiani quanto palesemente metaforici.
Nel paragrafo 6 abbiamo un errore da prima elementare: “un stupido”. Ma siamo sicuri che, data la circostanza in cui ci troviamo non sia un errore voluto? In quel frangente il robot veste i panni del Savonarola supponente, del gradasso che si crede superiore, e per una volta diventa egli stesso vittima del nostro ludibrio di lettori. Un’altra sfaccettatura della onestà intellettuale dell’autore, insomma, che alla fin fine si pone sullo stesso livello dei “goblin” e non li guarda dall’alto al basso.
Il paragrafo 79 presenta poi un lapsus piuttosto comune, e altrettanto ridicolo: “aurea” invece di “aura”. Roba da sparare in testa all’autore (anche se questo almeno dimostra di usare le virgole correttamente), o forse semplicemente da schiaffeggiarlo bonariamente sulla guancia destra, se non fosse che “aurea” è un termine che inequivocabilmente rimanda all’oro e non credo che nemmeno questo sia un caso. Forse dietro questo apparente refuso si può cogliere tutta l’acrimonia verso il Mercante Lucchese, colui che pur disprezzando la fiera per il casino che porta in città non disdegna certo di trarne il massimo del profitto, ricorrendo a mezzucci criminali (qualche anno fa: fuori dal locale c’è un’insegna enorme “Panino e bibita a tot euro”; noi ci accomodiamo dentro e chiediamo quel menu, al che giunge l’infausta risposta: “’I cartello vale pe’ fori, se vi siete seduti vi fo i prezzi normali, grullacci”) e pompando a dismisura i prezzi dei beni più fondamentali
[qualche accorgimento da veterano che condividono volentieri con voi, eventuali fratelli di disgrazia:

l’acqua di Lucca è di ottima qualità, potete rifornirvi benissimo alle fontane o direttamente negli appartamenti se risiedete dentro le mura;

se possibile stabilite subito un rapporto preferenziale con un bar, magari dal giorno prima che inizi ufficialmente la fiera: avendovi già “schedato” difficilmente vi imporrà un prezzo maggiorato perché si ricorderà di voi e non vorrà fare la figura dello sciacallo, giocate anche voi sulla fidelizzazione del cliente piuttosto che sul guadagno immediato (nel 2016 ho colto chiaramente, né il gestore ha avuto alcun problema a dissimulare la cosa, che per me cliente fisso di quei giorni venivano date istruzioni di praticare prezzi diversi da quelli della massa indistinta dei clienti casuali – “a questi una lemonsoda falla 2,50”);

provate ad adottare questa strategia con un locale di cui non avete carpito la confidenza: quando vi proporrà il conto da pagare, cercate freneticamente nel portamonete e poi dichiarate contriti: “Che peccato, pensi che per 50/60/70/80/90 centesimi non riesco a darle i soldi giusti… vabbè, tenga pure questo pezzo da 100, non è un problema, no?”, al che il gestore vi risponderà “’Un è un problema, mi dia quello che ha… solo, mi raccomando, ’un diha in giro che un commerciante di Lucca le ha fatto uno sconto, ne va della nostra immagine…” (se usata con molta costanza questa tecnica vi permetterà di risparmiare un po’, ovviamente dovete calibrare il “peso” dei soldi in meno e della banconota grossa in base alle dimensioni dei singoli locali)]

In quest’ottica, la grotta “in leasing” al nostro arcinemico diventa la metafora, non so quanto involontaria, dei “temporary store” che per pochi giorni portano incassi d’oro nelle saccocce di quanti li affittano.
A proposito del “boss finale” del Corto: credo di aver capito il senso della sua identità. Rinaldo Traini non fu un “patron” così disprezzabile (stando ad alcuni autori di fumetti, la possibilità di avere un pass era subordinata alla simpatia che lui e la moglie avevano eventualmente sviluppato per il richiedente, ma potrebbe essere solo una diceria o forse mi confondo io con la successiva gestione di Expocartoon), però fu uno degli ultimi organizzatori privati, e oltretutto si era fatto veramente un grosso nome in giro per il mondo con la sua gestione del festival. Quindi, ecco creato un bersaglio perfetto da colpire per quelli che, com’è consolidata e spregevole abitudine italiana, volevano farsi amici del nuovo potente di turno attaccando quello vecchio in disarmo, che tanto non poteva più reagire. La satira dell’autore raggiungerebbe in questo caso un apice di pungente virulenza, non disgiunta da una disarmante autoconsapevolezza.

Muoia Sansone con tutti i Filistei, allora? Macché, l’autore è riuscito anche a trasformare noi stessi in cosplayer! Vedi il paragrafo 18: rifacendomi a un vecchio proverbio che ho sempre trovato stupido, se in un mondo di ciechi il guercio è re, allora in una fiera infestata di mostri l’unico normale diventa il fenomeno da baraccone! Anche qui non è stato possibile evitare di trovare delle corrispondenze con il mondo reale: anche l’anno scorso mentre ero fuori dal Palazzo Ducale in pausa da alcune conferenze mi stavo fumando bel bello la mia splendida pipa meerschaum a forma di drago e, come talvolta avviene, ho attirato le attenzioni dei passanti. Ma a onor del vero l’anno scorso è stato piacevole, perché mi ha attaccato bottone anche un professionista locale appassionato di pipe di schiuma con cui abbiamo intrecciato un bello scambio di opinioni (è bello sfoggiare con generazioni precedenti alla mia un ragionamento pre-informatico, per cui anche se non fumavo con un guanto di filo come la norma imporrebbe con le meerschaum, non rovinavo certo la pipa: trattandosi di una cosa materiale, non siamo di fronte a una serie di 0 e 1 in cui una piccola imprecisione rovinerebbe l’insieme!).

Mi perdonerà Roland Barthes, che sosteneva che la categoria da lui stesso teorizzata della comunicazione “fàtica” (cioè il “messaggio” di un’opera) non deve essere preponderante, ma non riesco veramente a ignorarla nel giudicare questo meraviglioso Corto. Anche se l’autore forse (anzi, probabilmente) non voleva nemmeno “dire” nulla di quello che ci ho letto io. Ma d’altra parte gli artisti rielaborano sempre e comunque gli stimoli esterni a cui sono sottoposti, e se spesso sono degli artefici che creano qualcosa di progressivamente più nuovo e diverso a partire da cose già sedimentate, altrettanto spesso sono i megafoni anche involontari di una temperie culturale, il riflesso di una condizione esistenziale condivisa, la grancassa di stimoli e situazioni che come si suol dire “sono nell’aria”.

Purtroppo ho riscontrato nell’autore un pessimismo addirittura più marcato del mio, perché per quanto mi sia sforzato, non ho trovato alcun rimando a Collezionando, la Lucca primaverile cosplayer-free. Una terra favoleggiata, un Eden perduto, una boccata d’aria, un sorso di toccasana che però l’autore non ha contemplato, preso evidentemente dal suo più che giustificato pessimismo (di cui il paragrafo 69 è una cartina di tornasole), un pessimismo che alla fine è riuscito a trasmettere anche a me.
Confesso che dopo aver letto il Corto (che io non ho solo “letto”, ma ho proprio vissuto) mi sono venuti dei dubbi sulla possibilità di tornare anche quest’anno a Lucca. Ma se facessi così, allora i goblin avrebbero vinto veramente! All’autore vanno la mia stima e il mio ringraziamento, oltre che un messaggio di speranza: “Non arrenderti, Fratello. Noi siamo così pochi, e loro sono così tanti.”
Il mondo che ha saputo evocare con la lente deformante della satira è proprio realistico, terribilmente realistico: bisogna diventare dei robot insensibili e spietati per farsi largo nelle strade di una Lucca assolutamente irriconoscibile rispetto a quelle degli anni ’80 e ’90 o dei primi 2000. Peccato che noi non possiamo farci largo sparando sulla folla.

voto inviato a Babacampione
11: Firenze (Canzone triste)
recensione di Zakimos


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Questa è stata più o meno la mia reazione quando ho aperto il file, aspettandomi il peggio. E invece l'idea merita. Solo che è oltremodo penalizzata dalla partecipazione al concorso.

Mi spiego meglio: visto che si capisce subito che non ci troviamo di fronte a un nerd o a un malvagio, l'unica opzione rimasta era quella del robot. Per cui appena capito che la vicenda si svolge

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nel corpo umano
cosa abbastanza chiara fin dalla prima lettura, da lì a pensare a una

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sonda, nanomacchina o simili
il passo è stato davvero breve. Già durante la prima lettura mi son detto

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Vedrai che alla fine è un qualcosa di curativo che "invade" il corpo di un paziente malato "invaso" a sua volta da qualcosa di grave, magari cancro, che ci sta sempre bene e fa colpo.
E così è stato (a parte il dettaglio del

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bambino, inserito non so se per aggiungere shock value o se per qualche collegamento con vita vissuta/fatti di cronaca),
facendo venir meno il senso stesso del racconto, ossia spaesare il lettore lasciandolo nel dubbio fino all'ultimo su COSA stia effettivamente leggendo e su come comportarsi per ottenere il finale "migliore" (a parte muoversi a casaccio).

C'era anche un'altra ipotesi

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che il protagonista fosse una cellula tumorale "maligna" che invadeva il corpo dell'ospite
Sarebbe stato coraggioso anche se probabilmente eccessivo; shock value per shock value, almeno mi avrebbe colpito di più.

Non solo: l'esigenza di uniformarsi a un tema ha costretto l'autore a inserire nel paragrafo risolutivo numero
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38
un accenno di spiegone su cosa siamo, su cosa facciamo, ancora una volta vanificando il senso di un racconto di questo tipo, che si deve basare necessariamente sul non detto per non diventare ciò che mostra l'immagine in cima: una pippa da autore che ne sa.

Eppure come ho detto l'idea è buona. Perfino lo stile indigeribile che associa a ogni parola almeno un aggettivo si rivela efficace visto che a pensare certe cose è una macchina (in realtà non credo fosse voluto e ci sono certi periodi che sembrano una presa per i fondelli da quanto sono contorti, ma è il risultato che conta).

Per cui Firenze (canzone triste) è una buona idea che riesce a mettere il lettore nei panni di una macchina e le cui scelte, apparentemente casuali, sono invece dettate da una logica di fondo che fa piacere scoprire.
Peccato che per le ragioni anzidette l'abbia scoperta troppo presto.

Voto inviato ad Aloona.

PS: aggiungo un dettaglio dettato dal mio gusto che NON andrà a influire sul giudizio, dato che non ho la presunzione di pensare che mie fisse personali possano costituire un giudizio oggettivo (che ho cercato di dare a ogni racconto che ho giudicato finora, analizzandolo per i suoi meriti e demeriti più evidenti oltre che in base a quanto mi sia piaciuto, com'è ovvio e naturale).

NON SOPPORTO l'abuso di aggettivi, né nei libri né nei librigame. Non lo sopporto in Dever, non lo sopporto in Green e in Morris, non lo sopporto ovviamente neppure qui. Quando si scrive un'opera di questo tipo il rischio di passare il confine tra il profondo e il pacchiano è dietro l'angolo e una scelta di stile del genere fa cadere il racconto più volte nella seconda categoria. L'esperienza insegna che quando l'argomento affrontato è pesante è consigliabile usare uno stile leggero e viceversa: è il contrasto che tiene alta l'attenzione di un lettore comunque lo si voglia inserire.

Paradossalmente uno stile del genere sarebbe stato più adatto a un racconto sugli
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spermatozoi
perché sarebbe stato in contrasto con la banalità del tema trattato - mostrando così l'assoluta assenza di banalità in qualcosa che a prima vista sembra esserne pieno. In questo caso invece il mix stile aulico / tema "pesante" non mi ha sorpreso né meravigliato, solo infastidito. A parte la citazione di Elio che mi ha regalato quel sorriso necessario per completare la lettura.
13: Alla scoperta dell’Europa con Cripper
recensione di Sancio


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  Questo corto senza regole ne trama, direi quasi senza scopo a parte riconoscere i luoghi delle immagini, diverte poco e per poco. Il giudizio inevitabilmente corto e per sua fortuna il voto minimo è quattro... penso che l'autore abbia centrato il suo obbiettivo.
Voto inviato a Hieronymus

"Lo sai come dev'esse lo sguardo del carabiniere? Pronto, acuto e profondo".

Adriano
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Re: Gazzetta dei Corti 2017 - Thread Ufficiale

Bella Iniziativa. Posso votare per me stesso? bigsmile bigsmile

E' sempre bello constatare quanto tutto sia soggettivo: l'analisi che ho scritto con maggiore ispirazione e che, anche rileggendola, mi ha soddisfatto di più tra quelle che ho realizzato in questa edizione del concorso non è stata inserita in questa sorta di top 12. In ogni caso vi ringrazio per la doppia nomination smile.

Prodo
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Re: Gazzetta dei Corti 2017 - Thread Ufficiale

Recensioni ri-gustate, PM inviato ad Adriano.

Grazie per l'inclusione nel jet set, ma mi spiace aver recensito così poco... mi rifarò!

Spade saranno sguainate per dimostrare che le foglie sono verdi in estate.

I miei racconti

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Re: Gazzetta dei Corti 2017 - Thread Ufficiale

Adriano ha scritto:

6: La prova della Negromante
recensione di Pirata delle Alpi

Ringrazio di cuore chi ha scelto la mia recensione!

"We will survive, fighting for our lives, the winds of fortune always lead us on,forever free, for the world to see,the fearless masters, Masters of the sea"

Pirata delle Alpi
Erede di Misson
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Re: Gazzetta dei Corti 2017 - Thread Ufficiale

Ho letto il "Making of..." con interesse, ancora complimenti per la Direzione 2017, egregio Direttore, anzi, da ora, benvenuto nel nostro prestigioso club d'oro degli ex-direttori! applauso

Non ne avrà mai abbastanza di benefit, vitalizi e privilegi, vedrà!

P.S.
Ho letto la guida veloce agli asterischi scritta in piccolo... lol
E pensa che mentre leggevo gli asterischi mi dicevo "eppure mi sembra di non averne visti nel testo" ma poi sono andato lo stesso a ricontrollare..ah aha hah smile2

Voti per le recensioni inviati wink

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Re: Gazzetta dei Corti 2017 - Thread Ufficiale

Bella idea. Certo che ormai pero' si aprono topic coi pretesti piu' banali, questo concorso delle recensioni poteva pure averne uno suo, no?

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 ps: a scanso di equivoci, nella mia recensione dove faccio quella strana battuta sull' "andar di corpo"... e' perche' l'autore aveva shockato tutti con il primo corto della storia del nostro concorso dove la protagonista fa la popo' sotto gli occhi del lettore!
Alla fine, voto la recensione di Apologeta per Onyrica... ha il tono chiaramente di una piazzata "letteraria" per farci vedere quanto e' bravo... riuscita benissimo, comuque! smile

Seven_Legion
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Re: Gazzetta dei Corti 2017 - Thread Ufficiale

Purtroppo durante i corti non ce l'ho fatta a votare per la migliore recensione. Rimedierò (parzialmente) con questa votazione finale per il miglior recensore!
Voto inviato ad Adriano

Votiamo In Enciclopedia!
Copiate i messaggi prima di inviarli -pericolo slog/perdita dati!-

sancio
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Re: Gazzetta dei Corti 2017 - Thread Ufficiale

Sono un piazzista letterario cool

Spade saranno sguainate per dimostrare che le foglie sono verdi in estate.

I miei racconti

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